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il vino

«Vini di Vignaioli»: una babele di etichette, terroirs e profumi

di Andrea Grignaffini

12 novembre 2015, 20:19

E anche quest’anno Fornovo ha spento le luci, lasciando dietro di sé colori, sorrisi, abbracci, strette di mano e tanti, tantissimi calici, entro i quali passano molti terroirs. Non manca la Champagne, con Francis Boulard e i suoi vini provenienti dalle colline “la Petit Montagne de Reims”; potenti e minerali come l’Extra brut “Les Rachais” Francis Boulard 2008, liquido di straordinaria giovinezza, eleganza, vigore e indubbia longevità. Poi Cà del Vent e il suo Franciacorta Blanc de Blanc Millesimato 2011: puro, slanciato, inafferrabile, dal gusto avvolgente e succoso, elegantissimo. Rispetto assoluto della materia prima, vinificazione estremamente rigorosa, ricerca dell’eleganza, della purezza, dell’energia. Optiamo per un prosecco ora e scegliamo il Costa delle Piane Valdobbiadene Prosecco Docg 2014 di Loris Follador; gioioso, elegante, puro, ricordi di pera williams, mela tagliata, fiori bianchi: grande genuinità, freschezza, purezza. Gustosissimo. E’ la volta poi di Patrick Uccelli, Tenuta Dornach: eccellente il suo Alto Adige Pinot Bianco 2012; vino incredibile, di estrema finezza, lunghezza ma anche profondità. Bellissima scoperta insieme al suo Pinot Nero, elegante e potente, come solo pochi pinot nero italiani. Poi I Clivi - Friuli Colli Orientali Clivi Galea 2013: la materia prima qui è sensazionale, i vigneti hanno 70-80 anni; enorme patrimonio quindi ma soprattutto un’estrema abilità nel gestirlo. Naso elegantissimo, leggiadro dai toni fruttati, minerali e di mandorla, ingresso al palato risoluto e avvolgente, centro bocca di grande compostezza espressiva, il finale è sapido, dalle molteplici sfaccettature e lunghissimo. Impossibile poi non citare La Marca di San Michele, Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Riserva Passolento 2013: qui davvero è il terroir che parla, che grida tutta la sua forza e nobiltà.; un “Grand Cru” nella zona dei castelli di Jesi. Un vino questo, che nasce già elegante e che con calma, con il suo “passo lento”, durante la maturazione in botte, negli anni acquista tutta la sua potenza, la sua multidimensionalità. Poi c’è Giulio Armani e il suo Dinavolo 2008; vinificazione in rosso di uve Malvasia Aromatica di Candia, Ortrugo, Marsanne e altre locali. Qui dalle bucce si vuole prendere tutto. Al palato è pieno, acido, tagliente, gustoso ed accattivante, dalla grandissima profondità, e dall’esemplare maestria esecutiva. Magistrale Stefano Amerighi con il suo APICE 2010, prodotto da uve Syrah maturate “all’apice” del vigneto de’ Canonici, nelle annate migliori: dal colore rosso rubino impenetrabile, esprime tutto il suo carattere sanguigno, sensuale, speziato fruttato con sentori di sottobosco; vino viscerale, dalla smisurata eleganza. Coup de cœur. Infine, Emidio Pepe: stavolta è il suo Montepulciano d’Abruzzo 2008 a stupire. Dalla veste rubino intenso, al naso è eleganza e potenza fuse insieme, profumi caldi, more, mirtilli, terra, fiori secchi, caffè, prugna e cacao. Al palato il grande equilibrio è dato dalla rotondità del tannino e dal calore alcolico che con compostezza avvolge il palato rilasciando piacevolezza. Lunghissimo, è una potenza. Questi sono vini autentici, puri, ognuno con la sua personalità, incredibilmente vivi.

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