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Intervista

I guai di Corinne, Iva e Barbara

18 novembre 2015, 06:00

I guai di Corinne, Iva e Barbara

Mara Pedrabissi

Un tris di icone (di fascino) non passa inosservato. Un anno fa, al debutto, «Tre donne in cerca di guai» ebbe l'effetto di un sasso lanciato nello stagno. I media lì a parlare concentricamente dell'inedito terzetto, Corinne Cléry, Barbara Bouchet, Iva Zanicchi, protagoniste dell'edizione italiana di una potente commedia francese su tre donne in crisi di mezza età (ma non solo). La pièce - la scorsa stagione vista a Busseto - ora arriva a Parma, dove sarà in scena al Pezzani da venerdì a domenica in un teatro che si annuncia al completo (la prevendita, dicono, è andata forte).

Il titolo italiano si discosta dall'originale (icasticamente «Les Amazones», le guerriere mitologiche, scritto da Jean-Marie Chevret) come necessariamente l'adattamento del testo (Paese che vai, umorismo che trovi) proposto per la regia di Nicasio Anzelmo. La spirale del divertimento si annoda quando una signora negli «anta» (Iva Zanicchi) viene lasciata dal marito per una ragazza giovane e, onta su onta, magra. Ecco che la calata delle amiche-amazzoni (Cléry e Bouchet) a consolare la poverina viene a creare un quadro familiare autarchico al femminile. Sennonché due presenze maschili “estranee” (Giovanni Di Lonardo e Nicola Paduano) creeranno quell'antitesi indispensabile per arrivare alla sintesi finale.

Una commedia, in scena in Francia da tempo, di cui Corinne Cléry si è innamorata all'impronta

«Vero, ho comprato i diritti ben due volte, perché la prima, otto anni fa, non riuscii a realizzare la commedia in Italia. Mi dissero che trattava problematiche che qui non erano sentite, che non erano lampanti. Non so, forse i tempi non erano maturi. Ora è sotto gli occhi di tutti che le donne sono più indipendenti. Anche più sole. Siamo diventate più maschili, il che non è necessariamente un male. Per stare accanto a una donna forte occorre un uomo altrettanto forte, oppure con una grande sensibilità, che non caschi nel tranello della competizione. Nella pièce si parla anche di omosessualità, una tematica trasversale che interessa tutte le persone, dall'operaio all'uomo d'affari. Per me è normale perché mia madre 55 anni fa riceveva tutti i giovedì un vecchio attore omosessuale, che adorava, per la sua cultura, i suoi modi. La conoscenza della situazioni allontana lo spettro dei pregiudizi»

Il cast lo ha pensato lei?

«L'ho pensato insieme alla produttrice dello spettacolo, Tania Corsaro, che ha aiutato molto me e il regista, Nicasio Anzelmo. L'idea di Iva è stata tutta di Tania, ha voluto un nome fuori dagli schemi, vedendoci giusto perché Iva è un animale da palcoscenico. Invece Barbara era mia amica da tempo e la corteggiavo da un po' per questo ruolo».

Barbara Bouchet, lei nel trio rappresenta l'elemento di razionalità

«Proprio così, cerco di tenere a bada queste due folli. Sono una manager, sola, che per tutto lo spettacolo dice di star bene così»

Ed è la verità?

«Si vedrà... Spesso accade che questo sia un atteggiamento per nascondere le debolezze»

Le corrisponde il suo personaggio?

«No, affatto. Io sono stata sposata, ho due figli e una bellissima nipote. Ho attraversato una vita piena di gioie enormi e di dolori profondi, ma comunque piena. Mi sono costantemente impegnata per crearmi una rete di affetti, perché alla fine è la solitudine che uccide. Vivo da sempre a Roma, da otto anni con mia sorella, cui sono molto legata pur conducendo ognuna la propria esistenza. Non sento la solitudine che una donna della mia età potrebbe provare»

Lei, Corinne e Iva siete tre personaggi. Come vi accoglie il pubblico?

«Con applausi fantastici. Quando si alzano le luci, noto che sono spesso più le donne a venirci a vedere, a farci sentire il loro affetto. Ecco, non ho mai percepito la gelosia da parte delle altre donne nei miei confronti. Mai»

Iva Zanicchi, che tra due attrici sarebbe l'«intrusa», si è conquistata il giudizio favorevole anche da parte di chi, magari, non ha amato «in toto» lo spettacolo...

«Grazie, questo mi fa piacere. Cerco di essere me stessa e mi diverte il personaggio che mi somiglia ma non troppo. Le persone mi dicono: “sembra che non reciti”. Lo prendo come un complimento».

A Parma si sente di giocare un po' in casa?

«Come no? Prendo su da Traversetolo, Castelnuovo Monti e sono a casa. Qui sono tra la mia gente. Pensi che amici e parenti hanno noleggiato un pulmino da Cervarezza, il paese a pochi chilometri da Ligonchio dove sta mia sorella, e verranno a vederci al Pezzani»

Al di là dello spettacolo, c'è la curiosità di vedere insieme tre donne che sono state dei sex symbol, con fior di copertine, in altri anni...

«Certamente Corinne e Barbara sono state delle icone. Io no, l'unica sciocchezza ho fatto è stato quel servizio per Playboy»

Se ne è pentita?

«Sì. Avevo una canzone molto carina che si intitolava proprio Playboy. Fu un modo per lanciarla. Tutto sommato fu un servizio abbastanza castigato. Ora non lo rifarei più, perché non serviva, non era funzionale alla mia carriera. Ma a 40 anni alle donne viene quella paura di non piacere più che fa commettere degli errori... Però a Lingonchio non è arrivato quel numero di Playboy... Sono scesi qui a Parma a prenderlo».

I FATTI DI PARIGI

L'ATTRICE FRANCESE: «COME SE AVESSI PERSO DEI FAMILIARI»

«Francese di Parigi» è Corinne Cléry. E, anche se lo spettacolo deve continuare, non si nasconde dietro un dito: «Non ho mai provato una cosa del genere. Si soffre per un familiare, per un parente, di solito. Invece sto sentendo un dolore profondo, profondo. Come se Valeria (Solesin, ndr) e tutti i ragazzi morti fossero miei figli perché sono mamma, nonna. Quel che è successo mi fa impazzire, mi fa arrabbiare. E' una guerra subdola ma una guerra vera». La famiglia di Corinne è di Parigi: «Lì vivono i miei nipoti, i figli di mia sorella, che ho sentito subito. Mentre mia sorella e mio fratello stanno al Sud». E adesso? «Ho sentito il discorso di Hollande. Mi aspetto che ci difendiamo, tutti insieme. Siamo l'Europa».