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editoriale

Quei segnali positivi per dimenticare la crisi

di Aldo Tagliaferro

28 novembre 2015, 21:00

Quei segnali positivi per dimenticare la crisi

Da molti, troppi, anni siamo costretti a fare i conti con una parola - crisi - di cui abbiamo una maledetta voglia di liberarci. La esorcizziamo trattandola ormai come quegli argomenti che risolvono le conversazioni frettolose - un po' come si fa con il meteo - ma poi la ritroviamo implacabile nei titoli dei giornali, nei talk show televisivi, nei negozi che abbassano le saracinesche.
Eppure la voglia di non parlarne più, di metterci alle spalle tutto quello che ci ha investito dal fallimento di Lehman Brothers in poi è tanta. Ieri, ad esempio, la notizia più letta sul sito della Gazzetta è stata quella dell'investimento di Grandi Salumifici Italiani: il colosso agroalimentare creerà tra 80-90 nuovi posti di lavoro in una delle sue aziende sul nostro territorio, la Fratelli Parmigiani di Noceto. L'iniezione di fiducia va oltre l'investimento di 20 milioni di euro previsto dall'accordo: è il segnale che un futuro diverso è possibile. Soprattutto è un segnale che viene dal mondo produttivo ed è solo dalla creazione di valore nel motore dell'economia che può innestarsi la ripresa dei consumi.
Certo, il quadro è quello che è e i dati snocciolati dall'Istat nei giorni scorsi confermano che i tentennamenti del Dragone cinese stanno frenando l'export così come i timori legati al terrorismo pendono sulle spese dei vacanzieri natalizi. Insomma, il contesto non aiuta.
Eppure i segnali positivi, sapendoli cogliere oltre la comprensibile propaganda politica, ci sono. Se l'export fatica, ad esempio, Standard & Poor's sottolinea però il rafforzamento della domanda interna nell'Eurozona, quella stampella che finora è mancata al vecchio continente e che invece negli Stati Uniti ha fatto da volano alla ripresa, esplodendo ieri in un fragoroso Black Friday.
Non solo: ieri l'Istat ha registrato il valore più alto della fiducia dei consumatori da quando sono iniziate le serie storiche nel gennaio del 1995 (anche se le rilevazioni concentrate nei primi 15 giorni del mese non scontano l'effetto-Parigi). E la fiducia delle imprese? Viaggia ai livelli più alti dall'annus horribilis 2007. Con qualche distinguo, perché costruzioni e servizi mostrano un trend positivo mentre il commercio al dettaglio balbetta ma è pur sempre in rialzo (almeno per la grande distribuzione) rispetto al 2014. Il termometro della fiducia non basta da solo a rasserenare il cielo, ma è un indicatore importante.
Ieri qualche raggio di luce è arrivato anche al mondo bancario. La Bce ha infatti promosso diversi istituti italiani in merito ai requisiti patrimoniali da rispettare dal primo gennaio 2016 a seguito dello Srep (l'ennesimo acronimo con cui dobbiamo imparare a convivere: sta per “processo di revisione e valutazione prudenziale”). Bacchettate sono arrivate solo alla Popolare di Vicenza e a Veneto Banca. Tra le promosse c'è anche Mps (pur con il divieto di pagare dividendi), la banca italiana che ha vissuto i momenti più drammatici in questi anni. L'attesa, ora, è che l'enorme massa di liquidità immessa nel mercato del credito riesca a trovare tutti i canali per arrivare all'economia reale. Del resto l'eredità più evidente della crisi (ecco, l'abbiamo nominata ancora) è probabilmente in quei 200 miliardi di euro lordi di sofferenze che il sistema bancario ancora si porta dietro.
atagliaferro@gazzettadiparma.net