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I ragazzi del Gadda: non avrete il nostro odio

di Donatella Canali

04 dicembre 2015, 08:04

I ragazzi del Gadda:  non avrete il nostro odio

La scuola si interroga dopo i fatti di Parigi. È accaduto all’Istituto Gadda di Fornovo, dove i rappresentanti di istituto, Luna El Maataoui e Gianluca Prisco, hanno organizzato un’assemblea straordinaria. Un momento di riflessione e di dialogo per confrontarsi e capire meglio cosa sta accadendo, analizzando il punto di vista storico e religioso, grazie anche agli ospiti invitati per l’occasione.
«Da subito – spiegano i rappresentanti – abbiamo capito che non sarebbe stato per niente facile. Nonostante ciò, ci sentivamo in dovere di parlarne soprattutto nella nostra scuola in cui è presente una forte diversità culturale. Insieme abbiamo deciso che volevamo far capire che Islam e Isis non sono sinonimi. Volevamo che attraverso il dialogo i ragazzi capissero che non dovevamo lasciarci intimorire e che restare uniti era possibile e doveroso. “Non avrete il nostro odio”, così abbiamo deciso di intitolare l’assemblea – proseguono gli studenti – e abbiamo invitato don Enzo Salati, parroco di Felegara, Mohamed Amin Attarki e Adel El Moudden a rappresentare la comunità musulmana. Grazie ai nostri ospiti abbiamo capito cos’è l’Islam e cos’è l’Isis e soprattutto che Cristianesimo e Islam non sono in contrapposizione. Non avrete il nostro odio né la nostra paura: è questo il messaggio che volevamo lasciare».
«Nella situazione attuale, così come in tanti “ieri” della storia – ha osservato le dirigente Margherita Rabaglia –, a fare la differenza saranno gli uomini gusti. Ci piace usare questo termine, che come istituto abbiamo imparato a conoscere nella persona di Pellegrino Riccardi, il pretore di Fornovo che a suo rischio personale salvò famiglie ebree dalla deportazione nazista. Per essere giusti – ha proseguito la dirigente – servono ragioni che alimentino un coraggio più forte della paura. E a Parigi questo coraggio ce l’hanno avuto in tanti, nell’aiutare e soccorrere altre persone».
Rispetto e reciprocità sono state le parole chiave usate dai rappresentanti religiosi. «Tra i giovani noi possiamo e dobbiamo seminare concetti di pace e di amicizia – ha detto don Salati – a cominciare dai ragazzi delle elementari quando vengono all’oratorio e nello stesso tempo dobbiamo pretendere il rispetto per le nostre idee e la nostra espressione religiosa. Dipende poi da colui che cammina, come dice una iscrizione a Parigi nei pressi della Torre Eiffel, essere “tomba o tesoro”, cioè affogare i sani principi oppure conservarli e diffonderli come fossero un prezioso tesoro. Questo è un traguardo per raggiungere il quale occorre anche l’aiuto della propria famiglia».

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