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Scuola-lavoro, al Bodoni crescono i tutor

di Ilaria Moretti

13 dicembre 2015, 16:45

Scuola-lavoro, al Bodoni crescono i tutor

In principio li divideva un muro. Oggi dovrà unirli un ponte, fatto di collaborazione, intesa, obiettivi comuni. Che il mondo dello studio e quello dell’occupazione debbano essere alleati è ormai un pensiero condiviso. Tanto più dopo che la recente legge ha sancito l’obbligatorietà dell’alternanza scuola-lavoro.
E proprio in questo contesto di innovazione si inserisce il corso di formazione per tutor rivolto agli insegnanti, che ha visto come capofila il Bodoni. I risultati del progetto, che ha coinvolto scuole superiori della province di Parma, Piacenza e Reggio (settore tecnico economico e professionale) sono stati presentati nella sede dell’istituto parmigiano. Ebbene: i partecipanti al corso hanno avuto un ruolo attivo elaborando vere e proprie schede per valutare le competenze dei ragazzi che prendono parte all’alternanza scuola-lavoro. Il materiale, che non vuole essere esaustivo ma un punto di partenza, si trova sul sito del Bodoni a disposizione di tutti.
«Per molto tempo - ricorda la preside Luciana Donelli - l’alternanza scuola-lavoro è stata quasi un tabù a causa della difficoltà a dialogare tra questi due mondi. C’è voluta una crisi per far riflettere sul significato del lavoro inteso come valore e non solo come mezzo di guadagno».
Ad entrare nei dettagli del corso è stato quindi Antonio Capone, di Confindustria Grosseto, nelle vesti di formatore: «L’alternanza scuola lavoro - premette - deve essere una grande occasione per unire questi due mondi», e soprattutto deve «fare sentire ai ragazzi il “profumo del lavoro”, insegnando loro che qui i canoni sono diversi: bisogna sapersi assumere delle responsabilità, operare in gruppo, in emergenza». Fare affiorare insomma tutte quelle competenze che vanno al di là delle conoscenze tecniche.
Ma come riconoscerle e valutarle durante i progetti di alternanza? Al corso per tutor ci si è esercitati ad individuarne alcune (un punto di partenza, perché se ne potrebbero trovare molte altre) con le relative schede di valutazione. Qualche esempio? L’autonomia, il saper comprendere e interpretare documenti, l’essere in grado di acquisire e interpretare l’informazione. Un progetto, quello messo in atto, tanto più significativo se considerato nel contesto generale, illustrato da Laura Gianferrari, dirigente all’Ufficio scolastico regionale. E’ lei a ricordare che la nuova legge «pone l’obbligatorietà dell’alternanza scuola lavoro: almeno 400 ore nel triennio (terze, quarte e quinte) per gli istituti tecnici e professionali, 200 per i licei».
Le scuole in Emilia Romagna non partono da zero: nel 2013-2014 non ha avuto nessun contatto con questo tipo di esperienza lo 0% degli istituti professionali, il 20% degli istituti tecnici e (qui la quota ovviamente si alza) il 65-67% dei licei.
Per Arduino Salatin, preside dell’Istituto universitario salesiano Venezia, la sfida è da cogliere: «L’alternanza va vista come un’opportunità anche per il mondo del lavoro e il territorio». Quindi la parola alle imprese. «Un periodo utile per capire che il lavoro è qualcosa che va fatto con grande passione e energia»: così definisce l’esperienza in azienda per gli studenti, Arianna Conca, responsabile selezione e formazione del Gruppo Chiesi: «Per noi è un successo quando i giovani escono ispirati da qualcosa, o quando, ad esempio, capiscono l’importanza di conoscere l’inglese».
«Per la mia azienda - aggiunge Giovanni Rapacioli, ad della piacentina H&S - l’alternanza scuola lavoro si è dimostrata una nuova versione dell’ufficio di collocamento. Certo, non bastano i 15 giorni di stage, per questo richiamiamo i ragazzi in luglio e agosto pagandoli». Nel corso dell’incontro anche un dialogo tra il tutor aziendale Davide Acestilli di Fqs Meccanica («le competenze traversali, ad esempio saper lavorare in team, sono fondamentali») e quello scolastico Lorella Gaspari, docente di economia aziendale.