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centro antiviolenza

Babbo Natale, non portarmi un gioco sessista

17 dicembre 2015, 16:56

(g.b.) - Pochi giorni fa Parma ha pianto una giovane donna. Uccisa come tante altre donne, giovani e non, parmigiane e non. Ecco perchè, oltre agli articoli e alle inchieste, abbiamo pensato a una iniziativa che cercasse di seminare qualcosa nella cultura dei rapporti uomo-donna: quel rapporto che può essere meraviglioso come può essere malato, fino alla tragedia.

E innanzitutto ci siamo rivolti al Centro antiviolenza, che già porta avanti - come tutti sappiamo - mille concretissime iniziative, soprattutto in aiuto alle donne vittime della violenza. Ma che proprio per questo può aiutarci anche a guardare con occhio diverso situazioni che magari sono radicate nel tempo e sono quotidianamente sotto i nostri occhi, magari anche su temi apparentemente innocui.

Così, il primo intervento che ci arriva dal Centro Antiviolenza di Parma riguarda i giocattoli: perchè anche da quelli si può partire per una riflessione sul rapporto, e sulle differenze, uomo-donna.

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Per i bambini astronavi, supereroi e costruzioni; per le bambine vestiti da principesse, tutto il necessario per un make-up da modella ed elettrodomestici. Tanti elettrodomestici, perché – si sa – delle faccende domestiche si occupano le donne. E allora ecco che negozi e supermercati si riempiono di aspirapolveri, ferri da stiro ma anche di spazzoloni, stoviglie e carrelli per la spesa in versione mignon. Il colore dominante? Neanche a dirlo: il rosa. Con l’avvicinarsi di santa Lucia e del Natale, i sopraccitati negozi diventano la vetrina perfetta – e alquanto imbarazzante – della realtà. Una fucina senza fondo di stereotipi dove a guidare la scelta dei genitori alla ricerca del regalo perfetto non sono gli interessi e le inclinazioni dei/le propri/e figli/e, bensì le imposizioni della società: ci sono cose da maschi che le femmine non possono fare e ci sono cose da femmine che non è opportuno che i maschi facciano. I giocattoli perdono così la loro neutralità. Non rappresentano più la possibilità per il bambino e la bambina di sognare, scegliere ciò che si vorrà essere. Diventano il veicolo ideale per una stereotipata separazione dei ruoli: alle femmine si insegna ad essere belle, truccate, dedite fin da piccole alla cura della casa e della persona; ai maschi ad essere forti, aggressivi, impegnati in attività dinamiche e manuali. E scientifiche. Perché anche i giochi tecnologici (pc, tablet, console per videogiochi) sono fortemente stereotipati. Non solo vengono pubblicizzati con volti prevalentemente maschili, ma per le femmine esistono delle versioni speciali: rosa e con contenuti adatti (meno difficili e spesso legati agli ambiti dell’estetica).

Eppure i giochi non servono a questo. L’attività ludica dovrebbe alimentare l’esplorazione, la comunicazione, il movimento, la costruzione e il ragionamento. Chi dice che queste funzioni sono appannaggio esclusivo dei maschi? In biologia non esiste nessuna distinzione di questo tipo. È tutta una costruzione culturale, la stessa che è alla base della violenza maschile contro le donne. Affibbiare dei ruoli, imporre dei comportamenti, delineare percorsi prestabiliti in base al proprio sesso. È questo che vogliamo per il loro futuro? Ecco ciò che dovremmo chiederci prima di acquistare giocattoli. Perché insieme ai giocattoli acquistiamo anche aspettative sociali. Può sembrare frivolo parlare di queste questioni quando ci si occupa di violenza contro le donne ma per contrastare questa cultura bisogna educare anche i bambini.

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Nel ringraziare il Centro per questa fatica supplementare, aggiungiamo che naturalmente questo Spazio Antiviolenza è aperto a tutte e a tutti. Lo spazio commenti sotto questo articolo è a vostra disposizione per opinioni e proposte, così come cercheremo di sviluppare la nostra Sezione Antiviolenza , dove continueremo a riportare le notizie ma in cui vogliamo appunto cercare di offrire anche spunti di concreto confronto e di riflessione: per le donne e per gli uomini.

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