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La meravigliosa storia del basket parmense

«Anche io ho giocato a pallacanestro»: Gandolfi e Tonelli ci guidano in un viaggio tra squadre e campioni indimenticabili

di Andrea Ponticelli

27 dicembre 2015, 22:03

La meravigliosa storia del basket parmense

Una storia meravigliosa, come tutte le storie sportive nate dai pionieri e diventate fiabe ricche di campioni, di squadre, di sogni, di vittorie e di speranze.

Splendido dunque «Anche io ho giocato a pallacanestro»: un viaggio nella storia del basket parmense guidati da Paolo Gandolfi e Graziano Tonelli. Solo loro due potevano concepire e realizzare un’opera come questa. Perché entrambi hanno il basket nel dna: Gandolfi come dirigente in numerose società, Tonelli come giocatore della Fulgor Fidenza, come allenatore, e ora come delegato per il minibasket della nostra provincia. Ma anche perché tutti e due hanno il gusto delle effemeridi storiche: Gandolfi come collezionista di memorabilia che meriterebbero di entrare in un museo sportivo, Tonelli come attuale direttore dell’Archivio di Stato di Parma.

Il loro racconto ci permette, come scrive l’attuale assessore allo sport di Parma Giovanni Marani, «di tenere acceso un fuoco, perché sia possibile per tutti continuare a vivere quelle emozioni che abbiamo vissuto, per una volta almeno, con le braccia alzate»; ma ci consente anche di rivivere storie di paesi, ancora più leggendarie perché in alcuni centri della nostra provincia il basket è stato ed è un fenomeno di costume.

D’accordo, a Parma il ricordo si lega a società come l’Audace, la Magik che si occupa anche del basket in carrozzina, la Cbm, il Rapid, il Cus Parma e in campo femminile il Basket Parma del presidente Bertolazzi, la Padanaplast, il Macrì. Ma pensiamo anche a Fidenza (dove per anni si è giocato un popolarissimo torneo dei bar), e poi Borgotaro, Sorbolo, Salso.

«Nella Fulgor Fidenza un'avventura che per più di 70 anni si è dimostrata un fenomeno sociale e culturale»: le parole di Davide Malvisi, assessore allo sport di Fidenza, ben si accompagnano a quelle del suo omologo borgotarese Matteo Daffadà, ex giocatore della Valtarese, la società simbolo di un paese dove il basket «è quel rapporto intergenerazionale per cui ci si ritrova attorno a un tavolo, con chi quarant’anni prima di noi ha avuto la stessa esperienza, a parlare per ore di avventure fatte insieme».

A chi ha giocato a pallacanestro la pallacanestro ha dato tanto. Lo dice anche Marinella Draghetti, un mostro sacro in campo femminile: «imparare a vivere uno spogliatoio mi ha aiutato a districarmi nella vita di tutti i giorni».

E allora il basket si attacca come una seconda pelle. Significativo il ricordo di Giovanna Biggi, destinata a una carriera lungimirante interrotta perché il suo tiro da tre punti si è insaccato nel canestro della fede e lei è diventata suor Giovanna Biggi. Ma non ha mai dimenticato che «il basket è stato anche artefice del mio crescere e della mia educazione in quei valori che ancora oggi servono nella vita: regole, disciplina, rispetto, perseveranza, tenacia, sana competizione. La fama raggiunta anche a livello nazionale mi rendeva felice come accompagnare gli ammalati a Lourdes».

Entrare nella storia del basket parmense diventa anche un trampolino di lancio verso carriere inestimabili. Come quella vissuta da Carlo Recalcati, bandiera storica del Cantù che divenne allenatore/giocatore della Cbm cedendo alle insistenze del professor Jevolella (altro simbolo del nostro basket) e di Gian Matteo Sidoli, grande arbitro e poi eccelso dirigente, «Quel periodo passato splendidamente a Parma mi ha aiutato a capire che ci sarebbe stato posto anche per me nel dorato mondo dei coach professionisti», fino a diventare allenatore della nazionale.

Tappe indimenticabili in un viaggio da percorrere senza soste. Quando nel '37 a Borgo San Donnino i giovani cestisti della Gioventù italiana del Littorio si allenavano in un campo in erba a fianco del grande impianto natatorio «Dux». Le prime partite giocate a Parma nella parrocchia del Sacro Cuore in piazzale Volta. La nascita del basket a Borgotaro nel 1951, quella del settore femminile a Parma dovuta a Luciano Campanini, che ancora oggi a 84 anni va «ancora in palestra alla Laura Sanvitale dove mio figlio Sandro porta avanti il minibasket».

E ancora la Valtarese allenata dal professor Quarantelli che gioca in serie A nel 1964. La promozione della Foglia e Rizzi femminile in serie A, punto d'inizio di un'epopea giocata da oltre 40 anni nella massima serie senza mai retrocessioni. Il sogno del cavalier Busatti e della sua Cbm di portare anche il basket maschile in serie A, svanito con la sua scomparsa.

Resta, a fine viaggio, l'impressione che scrivendo questo libro Gandolfi e Tonelli abbiano saldato un debito di riconoscenza con chi ha fatto diventare il basket parmense passione, trasporto, orgoglio competenza. E ogni pagina è un canestro da tre punti.