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Sgarbi: la mano di Moretti dietro quegli affreschi

di Paolo Panni

04 gennaio 2016, 21:14

Sgarbi: la mano di Moretti dietro quegli affreschi

C’è la mano del pittore lombardo Cristoforo Moretti dietro agli affreschi dell’antica chiesa della Beata Vergine delle Grazie a Zibello? Ad avanzare questa probabilità è nientemeno che Vittorio Sgarbi.
Il celebre critico d’arte, dopo essersi ristabilito dal malore che poche settimane fa lo aveva costretto ad un improvviso ricovero e ad un urgente intervento al Policlinico di Modena, è stato in visita, nei giorni scorsi, al sacro edificio, detto «Ghisiòla», il più antico monumento del paese.
La chiesa, sicuramente antecedente al XIV secolo, conserva al suo interno numerose tracce di affreschi, tra cui uno della «Madonna col Bambino», casualmente riscoperto vent’anni fa dal parroco don Gianni Regolani.
Sgarbi, accompagnato dall’ex sindaco Manuela Amadei e dall’ex consigliere Elia Vighi, nel corso della visita ha evidenziato che «si tratta di affreschi lombardi, dell’ambito degli Zavattari, probabilmente di Cristoforo Moretti». Gli Zavattari, come ricordato da Sgarbi stesso, erano una famiglia di pittori attivi in Lombardia nel XV secolo, con bottega a Milano, che hanno lavorato anche per la Cappella Teodolinda di Monza. Vittorio Sgarbi, evidenziando che lo stile è quello del gotico internazionale, ha detto «mi pare di riconoscere la mano di Cristoforo Moretti. In ogni caso si tratta di un pittore di quell’ambito».
Anche Moretti, nativo di Cremona, aveva una bottega a Milano e fu attivo anche a Genova, Torino, Casale Monferrato e Vercelli. Sgarbi si è fermato a Zibello mentre era diretto a Piacenza, dove cura la grande mostra «Uberto Pallastrelli (1904-1991), l’ultimo ritrattista» allestita alla Banca di Piacenza. Nell’occasione ha visitato anche la parrocchiale di Zibello e la collegiata di Pieveottoville. E’ stato lo stesso critico d’arte a spiegare i motivi di questa sua «tappa» nella terra del culatello. Nel corso del 2016 sarà infatti allestita una mostra dedicata ad Ignazio Stern. Di cui si conserva, nella parrocchiale, in presbiterio, una «Madonna e Santi» (1723 circa), un’opera di notevole valore pittorico proveniente dal soppresso convento dei domenicani.
«Avendo io, nel corso degli anni, individuato molte sue opere – ha spiegato – ed essendomi dimenticato di questa di Zibello, che comunque conoscevo, sono tornato a vederla. La mia idea – ha proseguito – è quella di fare una mostra su due sedi: una a Forlì (dove Ignazio Stern ha lavorato con molte e significative opere) e l’altra nell’area tra Parma e Piacenza, avendo lui lavorato a Paradigna, Piacenza, Castell’Arquato e qui a Zibello». Una mostra che comprenderà circa 60-70 opere che Sgarbi curerà con l’obiettivo di «far rinascere – ha spiegato – un grande pittore di cui avete, qui, a Zibello, una delle opere significative». E che, per qualche tempo, sarà «trasferita» a Piacenza nell’ambito della mostra che sarà realizzata.