Archivio

formazione

«Io alla Normale di Pisa grazie alle versioni di greco»

20 gennaio 2016, 20:57

«Io alla Normale di Pisa grazie alle versioni di greco»

Pensiero scientifico e umanistico non sono mondi separati. Anche le versioni di greco e latino aiutano a far pratica da scienziati. Così insegna l’esperienza di Lorenzo Mazzieri, studente del liceo classico Romagnosi, che a 31 anni è diventato ricercatore di matematica della Scuola Normale Superiore di Pisa. Classe 1980, da settembre dello scorso anno, Mazzieri è professore associato all’università di Trento.
Ha studiato matematica all’università di Parma, poi ha fatto un perfezionamento (dottorato) alla Normale di Pisa, il post doc al Max Planck Albert Einstein Institute di Potsdam, nel gruppo di analisi geometrica, un anno di post doc alla Sissa di Trieste, per qualche mese è stato al centro di ricerca De Giorgi a Pisa, poi ha vinto il concorso come ricercatore alla Normale. «Tornando indietro rifarei il classico. È servito, anche se non subito. Il classico aiuta, dà una certa abitudine al ragionamento, anche lo sforzo di traduzione è utile, perché richiede una certa frequentazione con la dimostrazione per assurdo, uno fa ipotesi e poi le verifica» spiega Mazzieri.
Il modo in cui è venuto a contatto con la matematica è particolare: era stato selezionato dalla Normale di Pisa per partecipare al corso di orientamento, per scoprire Lettere e Filosofia alla Normale, ma faccia a faccia con i professori si è accorto che «c’era più creatività nella matematica».
«Non ho deciso cosa fare fino al penultimo anno di liceo. Per i buoni voti nelle materie umanistiche ero stato selezionato per il corso di orientamento organizzato dalla Normale di Pisa, a Cortona. Lì, per una settimana, si poteva partecipare alla lezione zero di ogni materia. Dalla lezione di filosofia ho avuto l’impressione che ci fosse meno spazio per creatività rispetto a quella di matematica» racconta Mazzieri.
«Il professore di matematica era stato bravo. Dimostrò come, con alcune nozioni matematiche del 1600-1700, si potevano risolvere paradossi classici, come quelli di Zenone. Questo mi diede modo di riflettere che la separazione fra ambito umanistico e scientifico in uno studio come matematica ha poco senso. Tutti gli intellettuali, esclusi quelli dei giorni nostri non facevano distinzione fra cultura umanistica e scientifica. Basti pensare, faccio esempi ovvi, a Galileo e Dante».
Da qui l’invito a dedicare molto tempo all’orientamento, e a «rileggere» le materie scientifiche: «Si ha l’impressione che l’insegnamento della matematica alle superiori, salvo rari casi, sia la spiegazione di una serie di nozioni, di regole da applicare. Questo è un problema grave, ci vorrebbe più tempo, un approccio diverso, per far capire la potenza di questa costruzione del pensiero umano. In realtà non c’è iato fra pensiero, logica, creatività». E.G.