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«La disabilità è una condizione, non un limite»

di Andrea Del Bue

23 gennaio 2016, 20:29

«La disabilità  è una condizione,  non un limite»

La sua ironia è proverbiale, la sua capacità di sdrammatizzare favolosa. Dei racconti di Alex Zanardi, campione di automobilismo prima, fenomeno del paraciclismo oggi, hanno potuto godere in tanti, ieri sera, alla palestra polivalente di Varano Melegari: erano più di trecento, alcuni in piedi, per l’incontro «Ancora 5 secondi», all’interno della rassegna «Varano in scena», organizzata dalla Pro loco, con il patrocinio del Comune.
Zanardi ha tenuto una lezione di positività, intervistato da Michele Brambilla, direttore della Gazzetta di Parma, e invitato da Gian Paolo Dallara, presidente e fondatore della Dallara Automobili.
Le vite di Zanardi sono due: prima e dopo. Lo spartiacque è il terribile incidente automobilistico del 2001, al Lausitzring, in Germania, che gli ha portato via le gambe. Per lui, però, sembra non essere cambiato nulla: collezionava trofei sulle quattro ruote prima, si è inventato campione di handbike dopo. I due ori e l’argento alle Paralimpiadi di Londra 2012, i cinque ori e i due argenti ai Mondiali parlano da soli.
Ancora: due Ironman, a Kona, Hawaii. Significa 3,8 chilometri a nuoto, 180 in handbike e una maratona affrontata su una carrozzina.
Ogni anno si migliora e lui è solito dire: «Sono come il vino buono». Lui è un vino frizzante, però. Trova il bello in ogni cosa e lo trasmette con unna forza speciale e contagiosa. Come lui è il lungo video che apre la serata e che racconta la sua vita: la musica è più rock sulle immagini della nuova esistenza del campione. E alla fine, le scene più emozionanti: Venice Marathon 2011, Zanardi scende dalla sua handbike e, camminando sulle mani, si porta al fianco della speciale carrozzina del suo amico parmigiano Francesco Canali, ex podista, malato di Sla, che aveva trainato fin lì.
Lo spinge sotto il traguardo, perché «la vera impresa l’aveva fatta lui». Zanardi arriva accompagnato dal figlio Niccolò; sul palco sale in piedi, sorretto dalle protesi, aiutato dalle stampelle. E fa: «Le protesi sono più leggere delle gambe, fare le scale è anche più facile». Sta qui, in questo spirito da ragazzino e nel sorriso di un bambino, il suo segreto. Guai, però, a definirlo eroe: «L’eroe è il papà che perde il lavoro e tiene il sorriso davanti ai figli – dice -; l’eroe è il papà, che ho visto fuori dall’ospedale piangere di gioia e correre per andare a comprare le scarpe alla figlia di 4 anni, a cui avevano appena messo le protesi alle gambe».
Per capire l’ottimismo di Zanardi, basta tornare a quel 2001. Dopo sette arresti cardiaci e meno di un litro di sangue in corpo, si risveglia. E a cosa pensa? Non alla metà che non c’era più, ma a quella parte di corpo che era rimasta: «Mi sono chiesto: “ma io come farò a fare tutto quello che facevo con le gambe ora che non le ho più? Va be’, un modo lo troverò”. Perché con le lacrime non si va da nessuna parte».
E l’aiuto più grande è arrivato da chi lo ama: «Mio figlio è stato favoloso – racconta -. Sul letto di ospedale, capendo che non si poteva andare a fare una corsa, mi chiede se facciamo una briscola. A me, una briscola…».
Gioca con l’ironia, questo spettacolo di sportivo e di uomo. «La disabilità è una condizione, non un limite – è la sua lezione -: hai qualche attrezzo in meno nella cassetta, ma puoi fare tante cose. Ci si organizza e i problemi possono essere buttati alle spalle. E da ogni ostacolo che si supera, si trova la forza per vincere la sfida successiva. Se passi il tempo a rammaricarti per le cose che non puoi fare, nasce il problema; se spendi il tempo a farle, si può essere felici. E la vita può essere bellissima, come penso che sia la mia».
Alla fine, Zanardi spiega il titolo della serata, «Ancora 5 secondi». «Quando vedi che non ce la fai, ti giri e vedi gli altri che sembrano fare la metà della fatica, e tu stai per mollare, chiudi gli occhi e conta fino a cinque: quando li riapri avrai energie nuove inaspettate».