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EDITORIALE

La lezione di Alex Zanardi

La forza eccezionale di un uomo normale: editoriale di Michele Brambilla, direttore della Gazzetta di Parma

di Michele Brambilla

25 gennaio 2016, 21:24

Venerdì sera a Varano Melegari il palazzetto dello sport era pieno di gente. Eravamo lì per uno di quegli uomini che tutti noi abbiamo bisogno di incontrare per ritrovare la carica: Alex Zanardi. Cercavamo una lezione di vita da un uomo che pensavamo avesse molto di meno e molto di più rispetto a noi. Molto di meno perché ha perso le gambe, e molto di più perché la sua forza di reazione ci appare oltre le possibilità umane. Insomma una persona al di fuori della norma.
È bastato poco per rendersi conto che ci sbagliavamo. L'ho capito già prima di intervistarlo in pubblico, quando siamo andati a cena con Gian Paolo Dallara, il quale non è soltanto un grande imprenditore. Confesso che mi sentivo in soggezione. Guardavo e ascoltavo Alex Zanardi con l'atteggiamento di chi si aspetta parole eccezionali figlie di una storia eccezionale. Invece, erano parole eccezionali per la loro normalità. Parlava di suo figlio Niccolò, che era lì con noi e la mattina dopo avrebbe avuto una verifica di matematica, quindi bisognava tornare a casa presto. Parlava di quelli che pensano che un pilota automobilistico gli incidenti un po' se li va a cercare: poi magari sono gli stessi che di notte, con la nebbia, lo sorpassano sulla Bologna-Padova mentre lui va a cinquanta all'ora. «La gente crede che io sia un esempio», ha detto a un certo punto, «ma io penso che gli esempi siano le mamme che con 38 di febbre la mattina si alzano per portare a scuola i figli; e i papà che hanno perso il lavoro e in casa si sforzano di sorridere. Solo che io sono Alex Zanardi, e tutto quello che faccio sembra eccezionale».
Falsa modestia? No. Alex di costruito non ha nulla. Il suo sorriso sembra nato insieme a lui. Ha raccontato di quando ha concluso l'Ironman in meno di dieci ore: «Tutti hanno parlato di me, ma un altro con la mia stessa disabilità ha impiegato ancora meno tempo: solo che non è un pilota che ha perso le gambe in un incidente e non è finito in prima pagina». Ha raccontato di quanto ci ha messo per imparare a camminare con le protesi («Un anno»). Di sua moglie Daniela che dopo 48 giorni di ospedale gli ha fatto trovare nel box una sorpresa, una Bmw con i comandi speciali perché potesse tornare subito a guidare. Di Niccolò che aveva tre anni e in ospedale gli chiese di giocare a briscola perché a pallone non si poteva più, il che vuol dire che anche suo figlio, come lui, non si è fermato un attimo a pensare a quanto si era perso, ma ha pensato subito a quello che si poteva ancora fare. Ha raccontato di una fede in Dio che non c'entra nulla con l'incidente: c'era prima come c'è adesso. Ecco, questo ha colpito in modo straordinario, di Alex: non parla di una vita spezzata in due dall'incidente. Per lui non c'è un "prima" e un "dopo".
Ma forse l'immagine più bella ce l'ha consegnata quando ha raccontato che era ragazzino e una sera il suo babbo lo trovò addormentato nel box, seduto sul kart che stava sistemando con infinita dedizione. Lo Zanardi campione paralimpico e mondiale non nasce da una straordinaria capacità di reazione a una sventura, ma da un amore che ha sempre avuto per tutte le cose della vita, piccole e grandi; da un amore per la vita in tutte le sue circostanze. Questa è la sua lezione, questa è la vera eccezionalità di Alex Zanardi, un uomo normale.

michele.brambilla@gazzettadiparma.it