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LICEO TOSCHI

Noi non c'eravamo, ma vogliamo sapere

30 gennaio 2016, 18:46

Noi non c'eravamo, ma vogliamo sapere

L'incontro

ANDREA SCHIVAZZAPPA
VB GRAFICA


«Noi non c'eravamo, ma vogliamo sapere!» Con questa frase si possono riassumere i due incontri inerenti alla strage di Piazza Fontana ai quali hanno partecipato i ragazzi delle classi quinte del liceo Toschi: prima, la visione di «Romanzo di una strage», film del 2012 diretto da Marco Tullio Giordana, poi, l’incontro in aula magna con Benedetta Tobagi e Carlo Arnoldi, presidente dell'associazione Piazza Fontana 12 dicembre '69. L'incontro con i due ospiti ha offerto ai ragazzi un'occasione di rendersi partecipi di un fatto storico drammatico, che ancora oggi presenta dei quesiti irrisolti. La Tobagi, che in questo periodo sta approntando una tesi per un dottorato al Dipartimento di Italianistica dell’University College di Londra sui fatti di Piazza Loggia a Brescia, ha brillantemente illustrato il periodo storico del dopoguerra in Italia e in Europa, gli interessi di parte e le rivalità politiche del tempo che hanno portato come risultato a degli eventi drammatici, come la strage di Piazza Fontana. Protagonista della storia è «un'Italia fragile», «una debole Repubblica» che risente ancora del dramma della seconda guerra mondiale e che presenta schieramenti politici contrapposti e ideologie in crisi. Dei fatti accaduti a Milano, quel tragico 12 dicembre del ’69, ha parlato Carlo Arnoldi, testimone indiretto, figlio di Giovanni, morto per lo scoppio della bomba all’interno della Banca Nazionale dell’Agricoltura. «A quell’epoca avevo solo quindici anni. Fui io a ricevere la telefonata che ci informava che mio padre era ricoverato al Fatebenefratelli. Fui io a dirlo a mia madre. Il giorno dei funerali, noi, che abitavamo in provincia, impiegammo tempo ad arrivare in Piazza Duomo. La bara era già stata chiusa, per via dell’ordine alfabetico; mia madre mi ringrazia ancora oggi di poterlo ricordare com’era in vita. Di quel giorno, in Piazza Duomo, non posso dimenticare la nebbia e il silenzio: erano migliaia, nessuno parlava, si sentivano i nostri passi sul selciato». In memoria dei loro cari, Carlo Arnoldi e i famigliari delle vittime, riuniti nell’Associazione Piazza Fontana 12 dicembre '69, da quel giorno combattono per la Verità e la Giustizia, parole da scrivere con le maiuscole. Nonostante tutto, bisogna dirlo, nonostante le numerose sentenze di Stato che hanno cercato di chiudere la faccenda, senza dare troppe risposte. La testimonianza, seguita da un lungo applauso di ringraziamento e sostegno, ha aperto le porte ad un dibattito interessante. I ragazzi, dopo un piccolo accenno di tensione emotiva, si sono fatti avanti con domande che spaziavano dalla visione specifica della strage, a questioni politiche e sociali di grande rilevanza. Il messaggio che hanno trasmesso la Tobagi e Arnoldi è che, nonostante le avversità che possono portarci ad arrenderci, noi dobbiamo continuare a lottare perché Verità e Giustizia siano sempre rispettate. Ci sono personaggi storici, che hanno combattuto per questa causa e sono stati assassinati: il loro contributo deve rimanere indelebile, nella storia, tramandato di generazione in generazione. Noi giovani, che non c'eravamo, vogliamo sapere. Diteci allora come sono andate veramente le cose.