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Razzoli e Gross in cura da Caselli a Fontanellato

di Marco Bernardini

05 febbraio 2016, 16:20

Razzoli e Gross in cura da Caselli a Fontanellato

Nei giorni scorsi nello studio Physi-C di Fontanellato del fisioterapista e osteopata Luca Caselli, dal 2009 nella nazionale azzurra di sci, c’erano anche gli slalomisti Giuliano Razzoli e Stefano Gross, meno di un mese fa secondo e terzo a Wengen in Coppa del Mondo, che, accompagnati dal preparatore atletico Tommaso Frilli, stanno cercando di recuperare dai rispettivi infortuni.
E se per l’altoatesino lo stiramento muscolare con piccolo versamento nella zona inserzionale di retto femorale e psoas non gli precluderà l’imminente trasferta a Yuzawa Naeba in Giappone, ben differente è il discorso relativo al campione olimpico di Vancouver che lunedì scorso a Milano è stato operato ai legamenti in seguito alla caduta di Kitzbuehel.
«Stiamo seguendo un nuovo iter riabilitativo che include contemporaneamente gli aspetti osteopatici, fisioterapici e fisici - spiega Caselli, che partirà per Tokio lasciando il “Razzo”, svolgerà qui la fase di riabilitazione nei prossimi quattro mesi, nelle mani del suo staff tra Fontanellato e San Secondo - dovrebbe dare buoni risultati anche come miglioramento delle condizioni generali dell’atleta. Inutile forzare, c’è il tempo necessario per rimettersi con calma».
Certo che lo sciatore di Villa Minozzo si è fermato proprio quando sembrava pronto per riprendersi il gradino più alto del podio. «E’ un centro attrezzato, quest’infortunio non ci voleva - racconta Razzoli in stampelle- la gara di Kitz era uno dei miei grandi obiettivi per tornare a vincere dopo diversi podi negli ultimi anni ma purtroppo è andata male: sono cose che bisogna mettere in conto, c’erano condizioni strane su un tracciato particolare che ti costringeva a frenare ed avendo io il pettorale numero 1 ne ho pagato le conseguenze più degli altri». Non sta passando inosservata l’ecatombe di gravi infortuni, in campo maschile e femminile, tra le vittime più illustri Svindal, Ligety, Mayer, Fenninger e Shriffin. «Con poca neve le piste sono molto più mosse e gli sci non fanno movimenti standard, in caso di compressione e successivo dosso si rischia qualcosa in più».
Se saprà ritrovare la stessa condizione prima dello stop forzato non dovrebbe esser un problema rientrare al top. «Peccato aver interrotto la stagione sul più bello, da un anno e mezzo a questa parte era il momento migliore della mia carriera e stavo sempre davanti assieme ai più forti. La sensazione è che nell’ultima settimana fossi realmente pronto per insidiare il leader Kristoffersen. Ora vorrei tornare a sciare il prima possibile e fare una bella preparazione per esser fisicamente a posto, poi il resto verrà di conseguenza». Tutto il peso da qui a fine stagione ricadrà su Stefano Gross che, nonostante l’infortunio subìto alla vigilia di Kitz, ha continuato a gareggiare ed ottenere risultati come se niente fosse successo. «Finora sono soddisfatto a metà perché penso di non esser partito così bene ma stavo crescendo prima dell’ultimo guaio fisico che mi ha impedito di raccogliere di più su due piste adatte alle mie caratteristiche». Specialmente l’ultima prova notturna in Austria, in cui era secondo al termine della prima manche. «Lo slalom di Schladming è sempre stato il mio sogno fin da bambino, nelle restanti gare punto a chiudere sul podio e fare un ulteriore balzo nella classifica di specialità». Comandata nettamente dal norvegese Henrik Kristoffersen che sta conoscendo la definitiva consacrazione. «La sua esplosione è iniziata da quando mi ha tolto la medaglia olimpica per cinque centesimi, è un giovane talento che va forte già da qualche anno».
Ma l’Italia c’è nonostante non sia ancora arrivato il bersaglio grosso. «Abbiamo avuto sfortuna all’inizio però eravamo sempre tra i primi pur mancando un po’ a livello di concretezza. Spero di portare in alto i colori azzurri, ce lo meritiamo anche per il lavoro compiuto in estate».