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Gazzetta Scuola

No alla guerra, la scuola costruisce la Pace

10 febbraio 2016, 19:49

No alla guerra, la scuola costruisce la Pace

Di Greta Siracusa, 4BSIA Ite Melloni

«Siamo in guerra?», è questa la domanda che probabilmente sorge spontanea agli studenti. «Oggi sono qui per parlarvi di Pace, ma quando si parla di Pace è inevitabile toccare il tema della Guerra» ha esordito Latouche. «Pace» è stata la parola centrale dell'incontro con intellettuali e artisti che si è tenuto in gennaio al cinema Astra, al quale hanno aderito studenti di undici scuole superiori di Parma, tra cui la nostra.

Oltre all'economista e filosofo Serge Latouche, si sono alternati sul palco la presidente di Emergency Cecilia Strada, l'attore e scrittore Marco Baliani, e il gruppo folk rock dei Modena City Ramblers.

L'appello ai giovani quali possibili «costruttori della Pace» ha attirato l'attenzione della platea, e ci ha particolarmente coinvolto. Lo scopo è quello di riportare al centro del dibattito il tema della ragione che dice che la guerra è disumana, e che i conflitti devono trovare una soluzione nel ragionamento, attraverso il senso critico di ognuno di noi.

L'economista ha inoltre parlato della globalizzazione che «altro non è che il nuovo nome della politica egemonica americana, che ha portato all'occidentalizzazione del mondo, una forma di omologazione culturale che distrugge tutte le identità locali per costruire un mercato unico che ruota attorno all'economia». L'imperialismo culturale, dice Latouche citando G. Orwell, genera anche la perdita della lingua madre. Oggigiorno infatti si può notare un notevole impoverimento del lessico e una mancanza di ricercatezza linguistica che lasciano il posto all'abbondanza di espressioni ignoranti che mettendo in evidenza il linguaggio e gli stereotipi della pubblicità, indice di una ridotta capacità critica. Per Latouche «il primo terrorismo è quello della colonizzazione dell'immaginario, che genera un antiterrorismo». «L'economia della crescita ha divorato la società rendendola dipendente dalla produzione e dal consumo. È una guerra che va a discapito della natura e dell'umanità, per ottenere la Pace bisogna imparare a ricostruire i rapporti sociali e abbandonarsi alla frugalità».

All'intervento dell'economista è seguito quello di Cecilia Strada che ha messo in evidenza un altro aspetto raccontando «Il cerchio della guerra» e spiegando che, dopo anni di scontri e violenze, questi si sono rafforzati diventando più potenti e spaventosi di prima. Da ciò deriva che la guerra genera solo altra guerra.

A seguire, l'attore Marco Baliani ha letto alcuni brani tratti dal libro «L'identità di Amin Maalouf» ponendo la realtà davanti agli occhi di tutti: «Noi italiani - ha dichiarato - spendiamo miliardi nella produzione di armi e munizioni che poi esportiamo in Nord Africa e Medio Oriente, fornendo in tal modo le armi ai Paesi dei migranti. Questo non fa che alimentare i conflitti e le insurrezioni, costringendo così le persone alla fuga verso il nostro Paese».

Il gruppo dei Modena City Ramblers ci ha infine ricordato il valore della musica per costruire la Pace.

Sì, oggi siamo in guerra. E la Guerra è morte e paura, odio e distruzione. È un mostro insito nella mente di chi ha paura, «e gli esseri umani quando sono impauriti - spiega Baliani - diventano docili, e questo la Guerra lo sa». Perciò, per combatterla, è necessario conoscere il suo vero volto, le sue origini, le sue conseguenze ma anche chi la promuove, chi la combatte e chi l'alimenta. «Non esistono soluzioni pronte - ha concluso Cecilia Strada - per questo è importante porsi delle domande. Studiare la storia, cercare fonti attendibili, informarsi per conoscere la realtà dei fatti e poter agire come cittadini, è questo quello che possiamo fare. Utilizzare il voto, i diritti e la democrazia che dopo secoli di scontri abbiamo conquistato, per costruire la Pace attraverso il proprio pensiero critico, questo può fare la differenza».

I Modena City Ramblers hanno infine concluso la mattinata inneggiando alla resistenza tramite la loro canzone «Bella ciao», la quale, oggi, non è solo simbolo della lotta del popolo italiano contro la barbarie nazifascista, ma allude anche alle lotte di ogni popolo oppresso da un regime violatore dei diritti umani e alla lotta dell'umanità intera contro ogni forma di occupazione militare straniera, dittatura, oppressione politica o sociale.

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