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Sexy selfing e cyber bulli: ragazzi nella rete

di Giovanna Melli

15 febbraio 2016, 08:24

C’è un universo parallelo alla nostra vita che chiamiamo «rete». Esiste e ne facciamo utilizzo tutti, senza però spesso prestare l'attenzione necessaria. Nel giorno dedicato al «Safer Internet Day», celebrata in più di 100 Paesi, anche nella nostra città i ragazzi delle seconde dell’istituto «Bodoni» hanno partecipato alla celebrazione di questa giornata con la presentazione di un progetto dal titolo «Usare consapevolmente i social network». Ogni seconda classe, delle sette sezioni, che sono presenti all’interno dell’istituto tecnico economico Bodoni ha presentato i propri lavori per spiegare i principali social network con la collaborazione di Francesco Criscuolo di «Sistemi Reggio Emilia».

Ad aprire la mattinata sono stati gli agenti della Polizia Postale: Marco Vezzosi, sovrintendente con il collega Pietro Marotti, assistente capo. Una lezione interessante che ha fatto sorgere nel pubblico tanti spunti di riflessione. La tecnologia e le nuove forme di comunicazione hanno regalato a noi tante, nuove e belle opportunità, ma sono anche «armi» a doppio taglio. Ed è su questo che i due esperti della Polizia Postale hanno rivolto la loro discussione. Hanno parlato della sicurezza che bisogna prestare su Internet, a partire dalla password, e di come i dati, se non protetti nel modo più consono posso essere «rubati» causando danni economici e anche psicologici.

L’attenzione è stata poi spostata sull’utilizzo dei social network: twitter, facebook e ask.fm, e su come questi non hanno solo cambiato il modo di comunicare, ma lo hanno «rivoluzionato». Hanno sottolineato l’importanza della web reputation e come attraverso i social si possano capire molte informazioni su una persona. Da questo discorso sono arrivati al cuore caldo della discussione: il cyber bullismo, i sexy selfing e il pericolo di essere adescati da pedofili. I relatori hanno spiegato il cyber bullismo mostrando video e spiegando le conseguenze che ha questo nuovo bullismo in rete. Hanno continuato chiedendo se i ragazzi avessero ricevuto o visto sui social dei sexy selfing: tutti hanno alzato la mano. Ovvero tutti gli studenti hanno visto un selfie o video a carattere sessuale o con nudità, di una persona della loro età, su whatsapp o social sul proprio smartphone.

Un altro grosso problema come sottolineano gli agenti: nella rete non si cancella niente e certe immagini o video possono creare problemi ai «protagonisti», che rischiano di diventare anche preda di pedofili. Parlano, infatti, che il 48% delle vittime che sono adescate dai pedofili hanno dai 13 ai 14 anni. Prevenire, informare e incoraggiare i ragazzi a parlare se si nota che qualcosa non va: è questo il loro messaggio conclusivo. Un messaggio, che è condiviso anche dalla dirigente scolastica dell’istituto, Luciana Donelli: «Crediamo nell’importanza di questa esperienza- conferma-. E’ molto importante, per combattere certe situazioni come quelle descritte oggi, che le famiglie e anche la scuola si mettano a disposizione dei ragazzi ad ascoltarli e controllarli per evitare che accadano determinate situazioni».