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Arte, Parma risplende sul Tevere

di Nicoletta Castagni

01 marzo 2016, 20:52

Arte, Parma risplende sul Tevere

Le visioni arcane e le forme allungate, estremamente moderne, di Francesco Mazzola detto Il Parmigianino, lo stile fluido, luminoso, nonchè l’audacia prospettica di Antonio Allegri detto Il Correggio racconteranno alle Scuderie del Quirinale lo splendore del '500 a Parma. Allestiti dal 12 marzo al 26 giugno i capolavori dei due grandi maestri rinascimentali, al fine di illustrare la vitalità e la magnificenza artistica fiorita grazie alla loro lezione nel Ducato.

Con il titolo «Correggio e Parmigianino. Arte a Parma nel Cinquecento», l’importante esposizione è stata curata da David Ekserdjian, che, grazie a una puntuale selezione di opere provenienti dai più importanti musei del mondo, pone a confronto i percorsi di questi due protagonisti assoluti della Rinascenza italiana. Un talento unico e formidabile il loro, che nella prima metà del XVI secolo abbellì la città emiliana e il circondario con cicli di affreschi di sfolgorante bellezza, meravigliose pale o ritratti enigmatici. Tanto che Parma si trasformò ben presto in un centro artistico in grado di dialogare a pieno titolo con le maggiori capitali dell’arte italiana quali Roma, Firenze e Venezia.

Forse mai sceso nella città eterna, al contrario di tutti i suoi contemporanei, Antonio Allegri (che era nato a Correggio intorno al 1489) si formò come pittore prima a Modena e poi a Mantova, dove conobbe l’anziano Mantegna e per il quale, dopo la morte, affrescò la cappella funeraria nella Basilica di Sant’Andrea con un finto pergolato in cui si leggono, già in nuce, gli interessi per la dilatazione illusoria dello spazio, sviluppati poi nelle opere della maturità. Quindi, si recò a Parma solo alla fine degli anni dieci del’500, quando era già all’apice della carriera e vi rimase per il resto della sua vita. Allo scopo di esaminarne l’intero percorso artistico di Correggio, alle Scuderie arriveranno circa venti dipinti, che sottolineano non solo la straordinaria carica emotiva e la gamma di sentimenti espressi dall’Allegri in qualità di pittore di immagini religiose, ma anche le sue opere di soggetto mitologico, che ebbero un’enorme influenza sugli artisti successivi, dai Carracci, a Watteau, fino a Picasso.

Tra le opere esposte, figureranno capolavori come la Madonna Barrymore (dalla National Gallery of Art di Washington), il Ritratto di dama (dall’Ermitage di San Pietroburgo), Il martirio di Quattro santi (dalla Galleria Nazionale di Parma), Noli me tangere (dal Prado), La Scuola di Amore (National Gallery di Londra) o la Danae (della Galleria Borghese). Quanto al Parmigianino, nato a Parma nel 1503, ebbe una vita molto più travagliata, maledetta, segnata dalle suggestioni alchemiche e dalle controversie. Ma si spinse, ancora giovanissimo, fuori dalla città natale e lavorò a Roma e a Bologna. Influenzato dai capolavori di Correggio, portò agli estremi la visione del maestro che già si allontanava dalla pittura toscana e dal Manierismo romano. Le forme allungate e sinuose, l’asimmetria, l’anticlassicismo giungono in Parmigianino a un livello tale da costituire una decisa rottura degli equilibri del Rinascimento. Anche del Mazzola, in mostra ci sarà una ventina di opere, con un accento particolare sugli strepitosi ritratti, affiancati alle opere di soggetto religioso e mitologico. Tra i capolavori, ecco la grande Pala di Bardi, realizzata all’età di 16 anni, il monumentale San Rocco, dipinto per la Basilica di San Petronio a Bologna, la Conversione di Saulo (Kunsthistorisches Museum di Vienna), la Madonna di San Zaccaria (dagli Uffizi), la celeberrima Schiava turca della Galleria Nazionale di Parma e la cosiddetta Antea, tra i ritratti più misteriosi di tutto il ‘500.

Il percorso si concluderà con una sezione sul disegno, di cui Parmigianino fu maestro insuperato, mentre Correggio lo usò soprattutto in maniera funzionale, per gli studi preparatori dei suoi capolavori.