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Arte

Basta selfie, fatevi fare un quadro

di Davide Barilli

22 marzo 2016, 20:49

Lo ha detto Harold J. Dupuy: contemplando un capolavoro rilasciamo dopamina, un neurotrasmettitore che regola l’umore.

Basterebbe questo effetto, per i cultori dell'arte pittorica, a far lievitare l'ambizione di venir messi in cornice, immortalati per i posteri; a olio, spatolati, acquerellati. Si parla di ritratti d'autore. La vecchia regola del committente (mecenate?) che ordina al pittore di fama di indagare le proprie fattezze, è antica come il mondo. Chi non vorrebbe rimirarsi nello specchio dipinto, osservarsi appeso alla parete di casa? Una miscela di egocentrismo, voglia di sopravvivere al proprio tempo, culto della tradizione. Ma pure un investimento. Di sicuro la moda è tornata. Roba di nicchia, calibrata, centellinata. Per chi se lo può permettere, innanzitutto.

Ma rispetto al vuoto degli ultimi decenni, dediti per lo più al concettuale, il gusto di ordinare il proprio ritratto a un artista di grido, è oggi un business più che un bisogno. Per chi si accontenta dell’icona di sé usa e getta basta e avanza un selfie. Ma se si parla di arte di qualità il discorso cambia. Ci crede e ci punta un critico (e parmigiano) anomalo come Camillo Langone, penna al vetriolo che impazza su «Il Foglio» e «Il giornale». Recensore di messe e del buon cibo, appassionato di pittura ancor prima che di arte, ha dato vita - sulla scia del successo del sito Eccelsi Pittori - a un luogo di frontiera come Ritratto italiano (www.ritrattoitaliano.com), una vetrina, un atelier virtuale che raccoglie una scelta («personale fin che si vuole, ma attenta, oltre che al riconosciuto talento, alle quotazioni e al curriculum degli artisti selezionati») di alcuni fra i migliori ritrattisti italiani attivi nel Belpaese. «Sono tutti pittori italiani, con respiro nazionale e internazionale - afferma Langone che si definisce promotore e selezionatore -. Si tratta di artisti, molto più bravi eppure molto più sfortunati rispetto ai connazionali che impazzavano negli anni Sessanta o Settanta. Ancora oggi, in molte case di professionisti attempati, trovi alle pareti dipinti di Aligi Sassu, Salvatore Fiume, Remo Brindisi, artisti in voga negli anni del boom economico. Oggi ci sono pittori più bravi, ma più sfortunati perché vivono in un'epoca più difficile. Un’epoca che non apprezza l'arte. In Italia non c'è mercato e neppure mecenatismo. Qui si compra Wharol: morto e americano. Insomma, non si costruisce e determina l'arte italiana».

E pensare che commissionare un ritratto, sostiene Langone, è l’ultimo modo per rendersi immortale: «Fra qualche secolo le fotografie dei vostri momenti memorabili saranno invisibili mentre un ritratto a olio dura, se conservato correttamente, almeno cinque secoli».  Insomma, una sorta di blasone. Un pezzo unico da lasciare in eredità. Ai posteri.

Sul sito, ecco dunque Rocco Normanno, neo caravaggista salentino («che dipinge anche i cani. Una stranezza? Macché, in Inghilterra, da secoli, si fanno i ritratti dei cavalli, oltre che delle famiglie»), il pistoiese Riccardo Mannelli, Daniele Vezzali, iperrealista di Novellara, Fulvia Mendini, Francesco Lauretta, che opera a Ispica, il barese Gianni Gasparro, sino al parmigiano Enrico Robusti, coi suoi punti di vista quasi a volo d'uccello.

Ultima cosa, i prezzi «Ogni pittore - spiega Langone - ha quotazioni diverse, dipende dalle dimensioni, dalla complessità del quadro. Comunque, da 5 mila a 30 mila euro».