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Reggio Emilia

"Triangolo della Morte": c'è chi ricorda l'altro lato di guerra e Resistenza

25 aprile 2016, 21:29

«Ad oltre settant'anni da quella barbarie è giunto il momento che nel giorno della Liberazione avvenuta grazie alle Forze Alleate, i cittadini reggiani prendano coscienza dei crimini efferati commessi da alcuni partigiani rossi nel cosiddetto Triangolo della Morte. Tra Reggio, Modena e Bologna morirono 93 sacerdoti, quasi tutti per mano dei partigiani». Gianluca Vinci, segretario della Lega Nord Emilia ha scelto di commemorare così il 25 aprile.
Una delegazione dei giovani leghisti ha deposto una corona di fiori "Per non dimenticare", nella chiesa di Pieve di San Valentino di Castellarano per ricordare l’uccisione del Beato Rolando Rivi, seminarista quattordicenne «rapito, torturato e giustiziato il 13 aprile del 1945 da un gruppo di partigiani comunisti facenti parte della Brigata Garibaldi». 

OTELLO MONTANARI, PARTIGIANO RIABILITATO DALL'ANPI DOPO 26 ANNI. Alle vicende del "Triangolo della Morte" (famoso l'omicidio del parroco di Correggio don Umberto Pessina, nell'estate 1946), con regolamenti di conti e aggressioni da parte di gruppi comunisti dopo la fine della guerra, è legata la storia di Otello Montanari. Partigiano, ex deputato del Partito Comunista, nel 1990 scrisse una lettera al Resto del Carlino con l'appello "chi sa, parli" sull'omicidio del direttore tecnico delle Officine Reggiane, Armando Vischi (31 agosto 1945). In un'intervista di oggi al quotidiano La Stampa, Otello Montanari - oggi 90enne - ricorda che quella lettera scatena tumultuose reazioni: il partito invia Piero Fassino a "indagare"; non mancano minacce telefoniche e l'accusa di essere un delatore. Anche Anpi e Istituto Cervi si mettono contro Montanari, che nel 1991 parla di una registrazione decisiva per scoprire la verità sull'omicidio di don Pessina (per il quale nel frattempo due uomini hanno scontato il carcere da innocenti). 
Montanari racconta che per lui sono stati anni difficili, pieni di amarezza. Ma alla fine è stato "riabilitato": il presidente dell'Anpi di Reggio Emilia Giacomo Notari, lo scorso febbraio, ha inviato una lettera di scuse a Montanari. "Un fatto straordinario", dice l'ex deputato e partigiano a La Stampa