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MILANO

Rabbino picchia il figlio perché non va in sinagoga: arrestato

26 aprile 2016, 22:03

Rabbino picchia il figlio perché non va in sinagoga: arrestato

«Niente spuntino, te lo vieto perché non sei andato a pregare al tempio». Sarebbe partito da questo rifiuto dettato da una stretta osservanza della tradizione ebraica il litigio che ha portato all'arresto di M.E., rabbino di 42 anni del centro culturale ebraico di piazza Castello, a Milano.

L'uomo è accusato di maltrattamenti in famiglia nei confronti del figlio di 16 anni, aggredito a parole e fisicamente per aver contravvenuto alla regola religiosa. L'episodio, che sarebbe l'ultimo di una lunga serie di maltrattamenti e soprusi in famiglia, la sera del 24 aprile.

Quando gli agenti sono entrati in casa il rabbino era seduto al tavolo e stava cenando tranquillamente. Lui e la moglie indossavano gli abiti tradizionali ebraici, gli otto figli (dai 4 ai 16 anni) erano nelle proprie camere, la maggior parte stanze comuni «molto disordinate», come le hanno descritte i poliziotti. Poco prima del loro intervento, attorno alle 22.30, il rabbino stava litigando col figlio maggiore, al quale è stato impedito di fare uno spuntino come punizione per non essere andato al tempio.

La compagna di M.E., una statunitense di 38 anni che presta servizio volontario come insegnante al centro ebraico, ha chiesto aiuto al 112 dopo aver sentito il marito battere il pugno sul tavolo di fronte al ragazzo intimorito.

Trovato il coraggio per chiamare gli agenti ha approfittato della loro presenza per raccontare una lunga serie di violenze avvenute negli anni. Nel 2008 il rabbino è stato anche arrestato per lo stesso reato nei confronti della moglie, che ha ammesso di averlo successivamente riaccettato in casa perché incapace di mandare avanti da sola una famiglia con otto figli.

Sembra che la comunità abbia tentato di supportarli affinché ritrovassero un equilibrio e una stabilità economica ma l'aiuto non è bastato per risolvere i problemi profondi.

Lo sfogo della donna ha permesso di ricostruire almeno tre interventi registrati dalla polizia nel 2015. Per tre volte, cioè, gli agenti sono andati nel loro appartamento in via Frua ma alla richiesta d'aiuto non è mai seguita una denuncia formale. La professoressa ha anche spiegato di essere stata aggredita il giorno prima, il 23, ma di non aver potuto chiamare il 112 perché era la Pasqua ebraica e pertanto non poteva parlare con sconosciuti né utilizzare il cellulare.

Sono diversi gli episodi di violenza raccontati: nel 2009 il rabbino ha rotto un dente al figlio maggiore lanciandogli in faccia un giocattolo, nel 2015 ha picchiato con la scopa il 16enne, pochi giorni fa ha afferrato al collo un figlio piccolo che aveva colpito un fratellino con un calcio nel corso di un litigio tra bambini. In questa occasione l'uomo gli avrebbe detto «devi chiedere scusa a tuo fratello, scegli una punizione per quando torneremo a casa» e «pensi di essere più forte di lui? Io sono più forte di te».

La coppia ha forti difficoltà economiche, è sotto sfratto per aver accumulato 30 mila euro di debiti per l'affitto. Tutto ciò, secondo la moglie e gli agenti intervenuti, avrebbe contribuito a peggiorare il carattere già irascibile dell'uomo che ora è in attesa di convalida al carcere di San Vittore.

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