Archivio

mostra

La tensione della ricerca tra passione e dolore

di Stefania Provinciali

08 maggio 2016, 08:52

La  tensione della ricerca tra passione e dolore

Guardare attraverso per vedere oltre»: le parole di Marcel Duchamp sono forse le più esplicative per addentrarsi in questa antologica di Marilena Sassi, artista parmigiana che espone fino a domani nello Spazio per le arti contemporanee del Broletto, a Pavia, nella mostra che sarà poi trasferita al Castello di Belgioioso, dove resterà visibile fino a fine giugno. «Corpo Terra Mater» è il titolo di questo percorso che riporta all’attenzione l’attività e la poetica della poliedrica artista pittrice, scultrice, fotografa e performer.
Curata da Giosuè Allegrini e organizzata da La Bezuga di Giuliano Allegri, in collaborazione con il Settore Cultura del Comune di Pavia, l’esposizione propone una settantina di opere che ricompongono la sua articolata e originale esegesi, attraverso i vari cicli di ricerca portata avanti dal 2000 ad oggi. Si parte così da Turwan, (2000) l’esperienza australiana dove natura e corpo diventano un tutt’uno, origine di un fare artistico che coinvolge pensiero, colore, performance, attenzione al sé ed al paesaggio, quello intimo che va integrandosi con il paesaggio di natura in un processo trasformativo che troverà nel tempo nuovi sbocchi. E’ l’origine, via di conoscenza, su cui l’arte può operare, l’humus, il campo dove piantare il seme della vita, dell’essere. In questa fase creativa molto ha da dire la performance come modo di trasmissione della realtà artistica propria di Marilena che esprime se stessa nella ricerca di un «sublime» che corrisponde alle origini. Un’indagine propria a molti artisti, realizzata con mezzi diversi d’espressione, e all’arte stessa che si fa terra di confronto fra l’io e il «mondo», la vita e la salvezza. Le radici si aggrappano alla terra d’Australia e nasce Namarrgon red land, (2004) dove il corpo uscito dalla terra, dipinto dei suoi colori, diventa esso stesso paesaggio, pittura. Una pittura che si fa espressione nel colore, tanto forte di per sé da divenire icona del presente. Il viaggio continua, prosegue in parallelo con il ciclo Crucifixion, 2000-2006, in cui la croce è interpretata in chiave femminile e il corpo di fronte alla natura altro non conosce che la sua superficie e il suo spazio. «Conosci te stesso», la sentenza delfica, potrebbe essere la chiave di volta che sfocia in «Passione» (2006) la performance che ha preso forma nella Loggia di San Sebastiano a Ovada (Alessandria) aperta alla ricerca di una fusione tra l’essere e la propria anima. Le immagini sfilano in mostra e si integrano con oggetti espressione di performance come i celebri vasi dell’opera performativa Mutation (2003-2011) dalle cui bocche esce, sotto forma di corpo femminile, il percorso della vita, dalla nascita alla morte, attraverso l’eterno scorrere del tempo. Un Vaso di Pandora dei sentimenti che esplode nella ricerca della conoscenza, aprendosi all’io e e alle paure più intime con la consapevolezza di non sapere. Dipinti, performance, installazioni sono ben delineati lungo il percorso che comprende «Black Inside» (2008) e il ciclo Mater, dove la Pietà viene rivista non solo in chiave femminile ma a ruoli invertiti, dove la madre diviene il Cristo deposto dalla croce e la figlia, ossia l’artista, si trasforma nella Madonna che lo accoglie fra le sue braccia. In Natura morta, del 2012, il lavoro di Marilena Sassi trasforma lo spazio espositivo in una sorta di camera ottica dove lo spettatore si pone come testimone di un colloquio verosimile tra realtà e finzione, tra prototipo e copia, tra verità e inganno. I cicli Nuda terra e Foglie di carne rappresentano un profondo amore per la Terra e per quel mondo naturale delle piante, interpretate dall’artista alla stregua di intricate e profonde metafore sulla condizione umana, «Facendo leva sulla fisicità della materia pittorica…» per riprendere le parole del curatore. Si chiude così questa complessa ed affascinante vicenda che affonda le radici nell’intimità di una ricerca, tanto più intensa quanto vissuta sul sè, sul corpo e sulla mente dell’artista stessa e tutt’ora aperta a nuove soluzioni. Come la vita.