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FORTUNA E GLI ALTRI

La voce degli innocenti, il silenzio degli omertosi

di Eugenia Capone

09 maggio 2016, 09:00

La voce degli innocenti, il silenzio degli omertosi

Ormai qualcuno se lo starà già dimenticando a causa del quotidiano bombardamento di notizie drammatiche. Sto parlando dell’ultimo episodio di pedofila e violenza accaduto in un quartiere periferico di Napoli. Della morte dell’ennesima vittima innocente, Fortuna Loffredo, una bambina segnata, nonostante il suo nome, da un crudelissimo destino fatto di abusi sessuali e di una morte violenta per essersi ribellata ai desideri di un orco.

Questo è il fatto che ha inevitabilmente portato alla luce una serie di altri atroci episodi di gente malata che approfittava di bambini indifesi. Una tragedia che ha innescato la scoperta di altre atrocità come la “morte casuale” di un bambino volato giù, guarda caso dallo stesso palazzo, dove viveva la piccola Fortuna. Ma ciò che sconvolge di più, al di là del fatto che non ha aggettivi per essere descritto, è l’omertà della gente che sapeva, ma soprattutto di madri e padri che tacevano di fronte a questi episodi di, ormai non più, straordinaria follia. E follia è proprio la paura di parlare, il far finta di nulla, per chissà quale motivo. Questa è la vera tragicità dell’accaduto: il silenzio degli omertosi e la voce di bambini innocenti che, attraverso disegni e con l’aiuto di psicologi, poliziotti ed altri esperti, hanno potuto alzare la mano e gridare aiuto, raccontando gli episodi accaduti.

E così, dai quaderni della piccola Fortuna Loffredo, a seguito delle analisi di grafologi, sono emersi altri spaventosi dettagli su quello che la bimba stava subendo nel palazzo degli orchi al Parco Verde di Caivano. Nei disegni della piccola infatti c’erano colori forti con tratti molto marcati, espressione di rabbia ed aggressività; figure femminili, viste come una minaccia, finestre con le sbarre, case inaccessibili senza porte e tanti altri elementi che denotavano paura della separazione, ricatti, e il divieto di raccontare il segreto. L’orco, a quanto pare non è altro che il vicino di casa, adesso si trova agli arresti in carcere con l’accusa di  omicidio colposo e abusi sessuali. Non voglio soffermarmi sul fatto e sulla pena che sarà scelta per il colpevole e magari per chi ha consapevolmente taciuto, ma vorrei fare un invito a riflettere su quello che è successo e soprattutto sulla situazione di degrado, viltà e indifferenza che mette in luce una società che si potrebbe definire “bestiale”. “Poi passa” diceva una mamma, che faceva finta di nulla e rimaneva in silenzio! Ed era proprio la stessa mamma alla quale, qualche anno prima, era morto un bambino nello stesso modo.

Poi passa cosa?” Si chiedeva forse la piccola Fortuna. La rabbia? L’infanzia? L’innocenza? Il dolore? La paura? La vergogna? E proprio la vergogna dovrebbero provare le persone che sono rimaste in silenzio, persone che a quanto pare non provano nemmeno un briciolo di pietà. Possibile che non ci fosse nessuna voce fuori dal coro? Questa è la vera tragedia. La bestialità del “branco” e la totale mancanza di controllo sociale. Della pena se ne occuperanno gli avvocati e i magistrati e, chissà, forse anche i carcerati che, a loro modo, hanno comunque un codice etico e già hanno tentato di fare giustizia con la bestia in questione. Uno spiraglio di luce però c’è nei bambini salvati dal parco degli orrori, innocenti che magari cresceranno zoppi, ma hanno già vinto la loro prima dura battaglia della vita portando alla luce questi fatti. Bambini che hanno ancora tempo per imparare che non tutti gli esseri umani sono uguali e che esistono anche altri sentimenti, tra cui l’amore. Perché oltre agli orchi esistono anche le fate.

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