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IL CASO

Schiuma nella Parma: le risposte

10 maggio 2016, 20:29

Schiuma nella Parma: le risposte

Ricordate l’allarme schiuma biancastra che increspava il torrente Parma? Con annessi sospetti su acqua «malata» o sversamenti che avevano messo sull’attenti diversi cittadini?

Arrivano le prime risposte di Arpae e possiamo tirare un sospiro di sollievo. «Dalle analisi effettuate è escluso l’inquinamento chimico – va al sodo Silvia Violanti, responsabile del Servizio territoriale Arpae -. Non solo: abbiamo interessato i servizi competenti di Ireti – società del Gruppo Iren che si occupa dei servizi idrici – e possiamo escludere danni al depuratore o legati alla rete fognaria».

Per andare al sodo: niente scarichi abusivi, niente pesci morti od odori particolari. Rimane ancora un mistero, però, l’origine della schiuma che poco meno di un mese fa era comparsa all’altezza di Porporano, nelle vicinanze del ponte Caprazucca e in viale Europa, accanto al circolo per anziani Ca’ Rossa.

Tante le segnalazioni arrivate sia ad Arpae che al giornale, ed era stato proprio Franco Povesi, al timone del circolo, che ci aveva chiesto di far luce sull’accaduto.

«L’ipotesi più accreditata – dosa con cura le parole la Violanti – è che la schiuma sia provocata da materiale organico in decomposizione: magari un particolare tipo di alga o uova di pesce». In gergo si definiscono «cause riconducibili a decomposizioni di origine naturale». «Un altro aspetto non di poco conto sono i bruschi cambiamenti di temperatura – prosegue l’esperta -. L’acqua è ancora fredda, ma la temperatura fuori è già alta e questo potrebbe originare la schiuma». E dopo le “prove generali”, Arpae non ha intenzione di mollare il colpo: «Abbiamo effettuato altri campionamenti per eseguire ulteriori analisi sui valori biologici». E rassicura: «Si tratta di fenomeni accaduti anche in altri corsi d’acqua, per esempio l’Arno, ed è escluso inquinamento chimico». In realtà come già in passato ci aveva detto, non è il primo anno che la Parma deve fare i conti con questa schiuma: «anche nel 2011 era già capitato». Certo è che per arrivare al verdetto finale, nonostante l’impegno dei tecnici, occorre attendere. L’allarme – a cui abbiamo dato voce dopo numerose chiamate arrivate direttamente a Gazzetta – era scoppiato poco meno di un mese fa, scaturito da pescatori e conoscitori del torrente della Ca’ Rossa. Rimane ancora il “giallo” sui pesci. Perché, schiuma a parte, in molti continuano a sottolineare l’inusuale scarsità di fauna ittica nel torrente: «Questo è un periodo molto particolare – ci aveva spiegato Povesi e ci ribadiscono i pescatori di razza – i pesci risalgono le correnti e non è normale che non se ne veda uno nemmeno per sbaglio». ch. pozz.