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Aemilia

Intercettazione: "Delrio strinse la mano al boss"

Le dichiarazioni di due arrestati nel carcere di Parma

13 maggio 2016, 13:36

Intercettazione:

Due detenuti arrestati per l'inchiesta Aemilia ed intercettati in carcere, chiamano in causa il ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio sostenendo che durante una visita nel 2009 a Cutro, in Calabria, strinse la mano ad un boss della 'ndrangheta. La vicenda è raccontata da "L'Espresso", in un articolo pubblicato nel numero in edicola da domani in cui il settimanale riporta anche la replica del ministro: «sono nel mirino di poteri oscuri».
L’intercettazione risale al 13 marzo 2015 e vede protagonisti nel carcere di Parma Domenico Curcio, «prestanome di un clan 'ndranghetista, finito in cella due mesi prima e poi condannato a 4 anni nel processo con il rito abbreviato Aemilia» e l’ex giornalista sportivo Marco Gibertini, «a cui i giudici hanno inflitto 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa per aver messo in piedi, a Reggio Emilia, una sorta di ufficio stampa dell’organizzazione». Alle 20.12, scrive L’Espresso, Gibertini vede in tv l’immagine di Delrio. «Quello scemo sulla destra... era il sindaco di Reggio Emilia!». «Quello... sì! Di Reggio Emilia? Il sindaco di Reggio Emilia?», domanda Curcio. "Eh... Delrio! Quando è andato a Cutro ha dato la mano a quello là». «A Nicola?». «Uhm!». «Non lo hanno arrestato?», chiede infine Curcio. «Ma no! Perchè poi ha mangiato la..." .

Nella segnalazione inviata alla Dda i carabinieri scrivono che il «Nicola» citato nell’intercettazione - che è stata depositata - sarebbe «Nicolino» Grande Aracri, il capo della cosca omonima, originaria di Cutro e protagonista di un’espansione criminale proprio a Reggio Emilia. Il settimanale afferma però di aver scoperto che «il boss - quando Delrio volò a Cutro per la festa del Santissimo Crocifisso il 29 aprile del 2009 - era rinchiuso nel carcere di Catanzaro» e, dunque, «la stretta di mano di cui parlano i due criminali non può esserci mai stata. Almeno non durante il viaggio di Delrio in Calabria a cui i due detenuti fanno esplicito riferimento».
Sentito da L’Espresso il ministro si dice «assolutamente tranquillo». «Questa intercettazione che voi avete scovato negli atti del processo reggiano fa riflettere. A Cutro sono rimasto solo 24 ore, e ho svolto solo incontri istituzionali con il sindaco. In piazza ovviamente avrò stretto centinaia di mani, potevano essere di chiunque. Nicolino Grande Aracri so benissimo chi è, conosco la sua storia criminale, ma non so che faccia abbia visto che non lo conosco. Non posso avergli stretto la mano durante il viaggio a Cutro, come dice Gibertini, visto che il boss era in carcere: l’intercettazione mi sembra un pò 'telefonatà. Avevo avuto sentore di possibili dossieraggi contro di me già a fine 2014 e inizio 2015, quando il mio nome era finito nella lista dei papabili alla presidenza della Repubblica», ragiona Delrio. «Dopo la vicenda di Pastena e delle presunte fotografie - prosegue - ho presentato denuncia immediatamente: è necessario sapere se un ministro è ricattato, o peggio ancora se è ricattabile. Confermo di non aver mai subito pressioni da nessuno, ma so di avere molti nemici. Tra i mafiosi, ma anche con le cricche e i massoni non sono mai andato molto d’accordo». «Non ho nulla da nascondere - conclude - anche se ci fosse una foto o una stretta di mano non avrei nessuna difficoltà a spiegarne le circostanze perchè ho la coscienza a posto. A Cutro non ci sono andato per fare campagna elettorale, ma dopo un invito del sindaco. A differenza degli altri candidati, che misero i cartelloni e fecero incontri di cui nessuno ha mai chiesto conto».

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