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COMPLICI

La mente e lo scudiero: amici per la pelle, uniti anche nell'orrore

di Ilaria Ferrari

14 maggio 2016, 16:15

La mente e lo scudiero: amici per la pelle, uniti anche nell'orrore

Due versioni a dir poco discordanti. Alessio Alberici, il fumettista 42enne arrestato insieme a Luca Del Vasto e a quattro cittadini rumeni per l’omicidio di Mohamed Habassi, è «un gran bravo ragazzo» o un folle che «lanciava sedie fuori dalla finestra»? Sono queste le due facce della medaglia, le parole raccolte tra chi conosceva il parmigiano catturato la notte dell’omicidio a due passi dall’appartamento di via Castello a Basilicagoiano. Lui è stato il primo ad essere fermato, placcato dai carabinieri pochi minuti dopo la mattanza. Aveva cercato di scappare attraverso i garage ma la sua fuga è terminata in una manciata di secondi.

E' un amico di infanzia di Del Vasto, la mente dell’omicidio, e aveva deciso di aiutarlo in quella vendetta verso l’inquilino moroso.

Alberici, prima di essere portato in via Burla, viveva insieme ai genitori in zona via Casa Bianca. «Una famiglia per bene – racconta tra le lacrime una conoscente di sempre – ricordo Alessio fin da piccino, quando veniva a giocare a casa mia insieme ai miei figli. Ho sentito dalla televisione quello che è successo e sono subito andata dai suoi genitori perché volevo portargli il mio conforto per quanto possibile. Sono persone a modo, io andavo spesso dalla mamma di Alessio a prendere il caffè e spesso era in casa anche lui e mi faceva vedere i suoi disegni chiedendomi un’opinione. Non capisco davvero cosa possa essere successo».

L’anziana non lo conosceva solo da bambino ma anche nelle scorse settimane lo aveva visto: «Io andavo da loro ma anche loro tante volte venivano da me. Alessio se aveva bisogno bussava alla mia porta, anche per venire a mangiare fino a qualche anno fa. Non c’è mai stato il minimo problema con lui, non so come possa essere finita così».

Tutta un’altra storia la racconta invece un’altra conoscente che dice di aver avuto molti problemi con il 42enne. Lei ancora non sa dell’arresto, glielo diciamo noi e rimane visibilmente scossa: «Ora vedo sotto tutta un’altra luce quello che mi è successo». dice. E racconta di un uomo arrabbiato e minaccioso, che «abusava di droga e, benché fosse sotto medicinali per l’umore, non sempre li prendeva».

La donna ricorda un episodio avvenuto nell’estate di due anni fa, nel cuore della notte: «Urlava, imprecava, aveva la musica a tutto volume e, a un certo punto, ha cominciato a scagliare oggetti fuori dalla finestra, anche una sedia. I suoi genitori non erano a casa, era solo ed evidentemente in escandescenze.

Quella volta era stato richiesto l’intervento della polizia e una Volante era arrivata per riportare sotto controllo la situazione. Ma quello non è stato un caso isolato» conclude la conoscente.

Poi, c’è Luca Del Vasto che sarebbe stato la mente di tutto. Lui avrebbe avuto l’idea, lui avrebbe messo insieme la «squadra» della morte che non ha lasciato scampo a Mohamed Habassi. Un’idea, quella della vendetta verso il tunisino colpevole di non pagare l’affitto, che avrebbe preso forma fino a trovare un piano d’azione al Buddha Bar di Sala Baganza. Tutto questo hanno evidenziato gli inquirenti.

Il 46enne compagno della proprietaria dell’appartamento di via Castello sarebbe anche stato il responsabile del trancio delle dita dello straniero (mignolo e alluce destri strappati con una pinza). Era suo il Range Rover trovato fuori dalla palazzina di Basilicagoiano, dopo l’arrivo dei carabinieri Del Vasto si era allontanato a piedi, fino ad arrivare a Traversetolo.

Un paese che conosceva visto che, a poca distanza, si trova il maneggio intestato alla compagna dove anche lui andava a dare una mano. Il posto, disperso nella campagna, ieri alle 14 si presentava deserto. C’erano solo i cavalli. Al numero telefonico di riferimento ha risposto un uomo: «Lasci stare, non vogliamo parlare. Capirà».