Archivio

musica

YouTube, la rivolta delle ugole

di Serena Di Ronza

03 giugno 2016, 18:24

Vuoi veder il video musicale del momento senza pagare? Basta andare suYouTube. Ma ora l’industria della musica si ribella e si schiera compatta contro il «nemico» che paga troppo poco in royalty.

Nonostante il miliardo di clienti, YouTube produce per le star meno reddito che l’industria di nicchia dei dischi in vinile. Da Katy Perry e Billy Joel, cresce l’esercito dei cantanti che chiede una revisione delle legge attuale, quella che consente a YouTube di operare nelle attuali modalità.

Una battaglia contro il sito che fa capo a Google che mostra la necessità dell’industria musicale di mettere le mani su ogni dollaro di guadagno in un mondo in cui gli ascoltatori preferiscono sempre di più la musica in streaming.

E una battaglia che indica come il «bersaglio» degli attacchi sia cambiato: fino a poco tempo fa Pandora e Spotify erano considerati i nemici, ora è Youtube considerato finora vitale per promuovere canzoni e andare alla caccia di nuovi talenti.

L'attacco a YouTube arriva in coincidenza del rinnovo del contratto di licenza fra le maggiori case discografiche e il sito. Da qui la richiesta al governo delle star per rivedere il Digital Millennium Copyright Act, la legge del 1998 che consente a siti quali YouTube di avere il copyright del materiale pubblicato dagli utenti e rende molto difficile rimuovere i contenuti non autorizzati.

La legge, considerata datata, consente - secondo l’industria musicale - una nuova forma di pirateria «legale», con la quale un contenuto anche se rimosso perchè non autorizzato può essere facilmente ricaricato online. YouTube si difende: all’industria musicale ha dato 3 miliardi di dollari.

«La musica è importante per noi. Gli artisti sono importanti per noi. Con la nostra piattaforma uniamo gli artisti con i loro fan» afferma Robert Kyncl, il chief business officer di YouTube, sottolineando che le misure per la tutela del copyright di YouTube funzionano come dovrebbero funzionare.

«Stiamo lavorando per creare quello che è diventato il motore dei ricavi dell’industria dell’intrattenimento, ovvero un flusso di ricavi in cui si può monetizzare su tutti: con gli abbonamenti per gli utenti più assidui e con la pubblicità per chi si reca sul sito saltuariamente e vuole usufruire solo di alcuni contenuti». Ma l’industria della musica resta critica, mettendo in evidenza che le royalty non hanno mantenuto il passo con la popolarità del servizio.

© RIPRODUZIONE RISERVATA