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Europa

Dopo Brexit si riapre la "guerra" delle lingue

Nei palazzi della Ue c'è chi vuole "spingere" il tedesco a scapito dell'inglese

01 luglio 2016, 15:57

Dopo Brexit si riapre la

"Farewell and goodbye" alla lingua inglese, o piuttosto "Auf Wiedersehen" anche se molti sono i nostalgici che vorrebbero un "au revoir". E’ la «guerra delle lingue» che si riapre nell'Unione Europea con la Brexit: senza la Gran Bretagna, potrebbe scricchiolare l’uso dell’idioma di Shakespeare, diventato lingua franca dell’Europa dopo aver soppiantato il francese delle origini della Comunità europea e aver finora soffocato le ambizioni dell'élite del tedesco.
Il primo segno di un "putch" di velluto è una frase in tedesco pronunciata da Juncker proprio sulla Brexit e fatta scivolare oggi in un comunicato stampa della Commissione Ue senza essere tradotta in inglese. «Es wird keinerlei Art von Verhandlungen geben bevor die britische Notifizierung ueber einen moeglichen Austritt uns erreicht», ovvero senza notifica da parte della Gran Bretagna per lasciare l’Ue nessun negoziato. Un "ballon d’essay", che la Commissione si è subito affrettata a declassare come svista - inedita finora - adducendo tempi stretti per preparare il testo.
Non è però un mistero che i vertici del Berlaymont siano germanofoni. E l’intenzione dei piani alti, secondo quanto si mormora nei corridoi, è di sfruttare l’assist della Brexit per dare un colpo all’inglese e imporre un maggior uso del tedesco. Inglese, francese e tedesco sono infatti le lingue di lavoro della Commissione, mentre solo inglese e francese sono quelle per la comunicazione con la stampa. In ogni caso sono già diverse le voci levatesi, soprattutto dall’Europarlamento, per ridurre o eliminare l’uso dell’inglese. Questo «è lingua ufficiale perché è stata notificata dalla Gran Bretagna. Senza non abbiamo l’inglese», ha detto l’eurodeputata polacca Danuta Huebner. Stesso messaggio dal francese Jean-Luc Melenchon: «L'inglese non può più essere essere la terza lingua di lavoro del Parlamento europeo». Irlanda e Malta ce l’hanno tra le loro lingue ufficiali, ma quelle scelte a Bruxelles sono il gaelico e il maltese. Senza contare che la Corte Ue ha dato ragione più volte a Italia e Spagna per aver visto discriminato l’uso dei loro idiomi nei concorsi pubblici Ue.