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Il racconto della domenica

Le coccinelle e lo scoiattolo

di Marta Silvi Bergamaschi

07 agosto 2016, 19:11

Le coccinelle e lo scoiattolo

Il paese era adagiato, muto, in una campagna desolata, dove neppure una pianta muoveva allegra i verdi rami al vento amico. Era abitato da alcune famiglie di persone molto vecchie che si nutrivano di funghi, di erbe varie gustose e di alcune galline. L’unica nota di allegria era dovuta a una numerosa famiglia di coccinelle che viveva, insieme con un bellissimo scoiattolo, in una cantina abbandonata. Quel giorno un sole rovente arrivava con i suoi raggi, nell’angolo più buio della cantina. «Possibile - disse nervoso lo Scoiattolo -, che nessuno abbia mai pensato di mettere a dimora alcune piante?». Muoveva la sua folta coda, piegata in su con estrema eleganza. Era simpatico, il più simpatico dei roditori e le Coccinelle gli volevano bene. Era il loro saggio compagno, ogni parola sua veniva accettata con rispetto. Una comunità perfetta. Disse lo Scoiattolo: «Chi ci proibisce di abbandonare questo luogo così squallido? La “Cocciscoi” (coccinelle più scoiattolo) è in grado di andarsene e cercare un luogo un poco più ospitale». Si alzò un urlo di gioia: le coccinelle erano d’accordo e felici. «Però, continuò lo Scoiattolo, come occorre partire? Voi siete tante, dovete volare tutte unite, formare un perfetto cerchio, un piccolo sole vagante. Io sarò sotto di voi e vi guiderò». «Benissimo» risposero le Coccinelle. Così fu. Si vide nel cielo un disco compatto e uno Scoiattolo sotto che correva. Uno spettacolo insolito. Infatti qualcuno disse: «Una piccola parte del sole è venuta a trovarci: guardate quel disco rosso che vola. Cose strane accadono oggigiorno».

Dopo ore di volo e di corsa la «Comunità Cocciscoi» vide un paesino bianco, proprio tutto bianco, le case basse e ben tenute, i bimbi che giocavano in una piazzetta dove s’alzavano bellissimi alberi. I negozi erano aperti, i bar ospitavano molte persone che gustavano dolci e bevande. Appena fuori paese si alzavano villette bianche con ampie terrazze e fioriti giardini. In una terrazza era seduta su una carrozzella una bimba dai capelli ricci e neri, gli occhi erano di un intenso azzurro, due piccoli laghi su cui s’adagiava un velo di tristezza. «Andiamo a salutare la bimba, è sola e non pare allegra» disse lo Scoiattolo. Il «Piccolo sole vagante» rispose con una nota di allegria. S’abbassò, la vide, come vide lo Scoiattolo che muoveva, per divertirla, la sua coda folta e piegata in su: una coda fantastica. La bimba sfoderò un sorriso bellissimo, il viso s’illuminò, le mani si alzarono. Disse: «Venite, venite, mi chiamo Erica: non posso muovermi». Le sue gambe uscivano dalla carrozzella: una posizione strana. Pareva volessero andare, andare. Evidentemente, pensò lo Scoiattolo, la bimba è paralizzata. Con segni particolari lo annunciò alle Coccinelle, le quali iniziarono a cantare una dolce canzone. «Ciao piccolina, Erica cara sei una bellissima bambina, noi vogliamo divertirti con canti e con storielle corte e belle». La bimba sorrise e allungò le braccia, battendo le mani. Chiese lo Scoiattolo: «Quando è successo che le tue gambe hanno deciso di non muoversi più?». «Quando il mio papà è partito improvvisamente per il Paradiso e la mamma mi ha detto che forse non tornava». Le Coccinelle presero a cantare una tenerissima nenia: la bimba sorrideva. Questo fatto, pensò lo Scoiattolo, è un fatto di… di… psiche, che non conosco, che non ho mai incontrato in vita mia… ma so che esiste la psiche. Si avvicinò a Erica e disse alle Coccinelle: «Cantate, per favore, inventate eventi bellissimi». Le Coccinelle cantavano con allegria e la bimba si divertiva. Lo Scoiattolo le si avvicinò e le disse: «Vorrei giocare con la mia coda: allunga le gambe, piccola». La bimba ubbidì e lo Scoiattolo mosse la sua coda sulle gambette: massaggiava come un perfetto fisioterapista. Erica ascoltava le canzoni del “Piccolo sole vagante” e si divertiva e anche lei cantava. A un tratto disse: «Scoiattolo, sai che mi viene voglia di ballare? Ma temo di cadere». «Non temere. Ci sono io accanto a te: suvvia, balla». La bimba scese dalla carrozzella e prese a ballare. La mamma la vide e pianse per la gioia e la chiamava «Erica, Erica, mia dolce bambina!». Poi si rivolse alla comunità: «Siete stati voi: il “Piccolo sole vagante” e il meraviglioso Scoiattolo. Vivrete con noi, farete parte della famiglia». La festa non finiva più. Una profonda gioia aleggiava intorno. La bimba prese a camminare. Il «Cocciscoi» divenne in paese un amico carissimo: il simbolo di una felice bontà.