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Olimpia, l'antica città dove lo sport era religione

di Christian Stocchi

08 agosto 2016, 01:45

Olimpia, l'antica città dove lo sport era religione

Anche quest’anno il rito si è ripetuto, rinnovando il suggestivo appuntamento con la storia e con la tradizione. Il 21 aprile la fiaccola delle Olimpiadi (in programma a Rio de Janeiro dall'altro ieri fino al 21) è stata accesa davanti alle rovine del tempio di Era presso l’antico santuario di Olimpia, nell’Elide (ovvero il Peloponneso). E così ha preso il via la staffetta che è culminata con l’accensione del braciere durante la cerimonia di apertura in Brasile. Come sempre, il rito ha richiesto la sua liturgia: protagonista della cerimonia la Grande Sacerdotessa-attrice greca Katerina Lehou, che grazie allo specchio concavo utile a convogliare i raggi solari, ha acceso il braciere. Circa 20mila i chilometri che poi ha percorso in 95 giorni, attraverso 83 città nelle mani di 12mila tedofori, ognuno dei quali incaricato di percorrere circa duecento metri. Numeri che racchiudono il fascino di un evento sempre molto atteso in tutto il mondo.
Ora, se il percorso attraverso lo spazio parte da Olimpia, antico centro religioso noto per il santuario e per i giochi, anche quello attraverso il tempo prende le mosse da qui. Il primo elenco di vincitori venne compilato nel 776 a.C.:, anno delle prime Olimpiadi storicamente accertate. Ma che cos’erano le Olimpiadi? Gare sportive, ma anche occasioni di grande rilievo religioso, dedicate al re degli dei: il grande Zeus, la cui enorme statua, collocata nel tempio del dio e realizzata dal celeberrimo scultore Fidia in oro e avorio, era considerata una delle sette meraviglie del mondo. E così ogni quattro anni, come avviene per le Olimpiadi moderne, i Greci si riunivano da ogni contrada dell’Ellade e dalle colonie, mettendo a tacere le armi (la cosiddetta tregua olimpica), per celebrare gli atleti più abili e valorosi, considerati veri e propri eroi. Certo, nel tempo le Olimpiadi antiche, che si protrassero fino alla fine del quarto secolo d.C., mutarono profilo: in origine erano una manifestazione locale, centrata su una gara di corsa; divennero poi progressivamente più rilevanti e articolate, comprendendo anche varie altre discipline con celebrazioni programmate su più giorni. Va ricordato che le Olimpiadi erano considerate così importanti da essere utilizzate come sistema per il conteggio degli anni.
GLI SCAVI ARCHEOLOGICI
Olimpia, dove oggi ogni giorno fiumi di visitatori si riversano per visitare resti archeologici di grande significato, comprendeva un recinto sacro, l’Altis, della lunghezza di 200 metri e della larghezza di 177 metri, collocato in posizione sopraelevata: qui c’erano templi ed edifici adibiti all’amministrazione dei giochi. A est, lo stadio, che poteva contenere alcune decine di migliaia di spettatori, e l’ippodromo; a ovest, la palestra e il ginnasio al cui interno si allenavano gli atleti. A Olimpia c’erano strutture ricettive, come il Leonidaion, ma molti spettatori – i meno abbienti – si accampavano anche all’aperto. Ancora oggi i resti archeologici permettono al visitatore di rievocare le atmosfere dell’antichità immergendosi in un sito che regala non poche sorprese ed emozioni.
Nel Settecento, grazie a Richard Chandler, l’antica Olimpia fu riscoperta. Dall’Ottocento iniziarono gli scavi: i primi a occuparsene furono archeologi francesi e tedeschi. Furono riportati alla luce statue, altari, oggetti votivi: quello presente a Olimpia oggi è uno dei musei più importanti nel mondo. Ma soltanto qualche anno fa Olimpia ha rivissuto un momento magico. Durante i Giochi del 2004, che si tennero proprio in Grecia, l’antico stadio fu usato per le gare di lancio del peso.
ATLETI E POETI
Le gesta degli antichi atleti sono tramandate da versi dei poeti greci. E la storia delle Olimpiadi riserva curiosità, come la vicenda di Callipatera, una donna di nobile famiglia rodia, i cui familiari erano atleti di grande fama. Suo padre era Diagora di Rodi, alto ben più di due metri e celebrato anche da Pindaro. Il figlio Pisidoras era un abile corridore come i fratelli. La donna rimase vedova e allenò il figlio; non potendo entrare nello stadio, si travestì da uomo e fu scambiata per l’allenatore, ma quando il ragazzo vinse, lei si tradì, perché perse i suoi vestiti nell’esultanza. Le autorità non la punirono per rispetto della sua famiglia. Di qui, però, s’impose la regola che impose agli atleti e ai loro allenatori di rimanere nudi durante le gare.
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DA VEDERE

IL PIU' EVOCATIVO L'HERAION
Tempio dorico che risale all’incirca al 600 a.C., fu una delle prime costruzioni realizzate a Olimpia. Era dedicato a Era, moglie di Zeus, venerata da tutti gli atleti. In questo tempio erano conservate corone d’alloro destinate a coronare i vincitori olimpici.

IL PIU' FAMOSO IL TEMPIO DI ZEUS
Il tempio di Zeus, in stile dorico, venne costruito tra il 470 e il 456 a.C. Viene considerato il più noto e importante edificio sacro di Olimpia: custodiva la statua del re degli dei realizzata da Fidia (una delle sette meraviglie del mondo); di essa restano soltanto descrizioni antiche

IL PIU' EMOZIONANTE LO STADIO
Teatro di gare appassionanti, lo stadio ha ricevuto la sua forma finale (la terza realizzazione nel corso del tempo) nel V secolo. Ancora oggi calpestarne il suolo regala un’emozione davvero ineffabile. Immancabile la foto ai blocchi di partenza scattata dai turisti di tutto il mondo

IL PIU' MONDANO LEONIDAION
Il Leonidaion, che prende il nome da Leonide di Nasso si trova a sud, vicino all’ingresso principale del recinto sacro. Aveva un porticato esterno, ionico, con 138 colonne, e un porticato interno, dorico, intorno a un cortile centrale. Tra i due colonnati si trovavano i raffinati ambienti dove ricevevano ospitalità i forestieri più importanti.