Archivio

EDITORIALE

Vaccini: un errore abbassare la guardia

di Monica Tiezzi

08 agosto 2016, 17:25

Vaccini: un errore abbassare la guardia

L'ultima è stata, il primo agosto, la ragazza di rientro dalla Giornata mondiale della gioventù, morta di meningite a Vienna. Ma il 14 giugno una 23enne era morta nel palermitano per il meningococco e l'8 luglio una ragazza di 22 anni, sempre a Palermo, è finita in coma. Oggi, per fortuna, sta meglio.

L'allarmismo è inutile e sbagliato (la meningite in Italia colpisce 0,25 abitanti ogni 100mila), la vigilanza e la prudenza no. Così l'Emilia-Romagna ha attivato il sistema di sorveglianza che impegna i servizi di Igiene e sanità pubblica delle Ausl ad eseguire le eventuali profilassi.

Quello che sta accadendo, come ripetono da tempo gli epidemiologi, è uno degli effetti del calo di vaccinazioni pediatriche registrato negli ultimi anni. Oltre alle vaccinazioni obbligatorie, infatti, sono in caduta libera anche le cosiddette vaccinazioni solo «raccomandate»: morbillo, parotite, rosolia, pneumococco, pertosse, antiemofilo e, appunto, meningococco. A Parma nel 2014 (fanalino di coda in Regione) le coperture si sono fermate poco sopra l'87%. «Sotto il 95%, certe malattie debellate ricompaiono», ha ammonito di recente Carlo Signorelli, docente di igiene all'Università di Parma e presidente della Società italiana di igiene.

La prevenzione - approccio che ha inaugurato la medicina moderna - è tanto più importante in un mondo globalizzato, percorso da grandi flussi migratori, dove sempre più persone (soprattutto giovani) si spostano per studio o lavoro. E assieme alle persone si muovono, invisibili, anche virus e batteri. Malattie da noi quasi scomparse sono ancora virulente altrove: nell'Africa subsahariana la meningite resta endemica (l'epidemia del 1996-1997 ha fatto 25 mila morti), e un terreno fertile per la malattia si è dimostrato l'annuale pellegrinaggio islamico alla Mecca, mentre in Brasile il tasso di meningite batterica è di 45 casi ogni 100 mila abitanti.

Se il dibattito sulle vaccinazioni resta agguerrito, con movimenti ferocemente contrari, bisogna ricordare che in medicina vale sempre la regola «costi-benefici». Ammesso che i vaccini non sono tutti innocui (le reazioni avverse in Emilia Romagna negli ultimi anni sono state di 4 casi ogni 10 mila fra i bambini, e meno di uno fra gli adulti), i benefici delle vaccinazioni di massa, spiegano gli epidemiologi, sono di gran lunga maggiori dei rischi. Il benessere conquistato dal mondo occidentale è anche frutto delle capillari campagne vaccinali dagli anni Sessanta in poi, e abbassare la guardia può dimostrarsi un errore. Come ha spiegato l'assessore regionale alla salute Sergio Venturi presentando, il primo luglio scorso, la legge regionale che rende obbligatorie le vaccinazioni anti difterite, tetano, poliomelite ed epatite B per l'iscrizione ai nidi pubblici, la vaccinazione è anche un atto di responsabilità sociale: un virus senza importanti conseguenze per un bimbo sano, può avere effetti gravi su un piccolo ammalato ed immunodepresso. Per non dire dei costi: la profilassi d'emergenza, ma soprattutto la cura delle complicanze di malattie altrimenti evitabili con i vaccini, pesa sulla sanità pubblica ben più delle campagne preventive. E pesano sulle aziende le ore di lavoro perse. Chiudere la stalla quando i buoi sono scappati non è né saggio, né efficace.