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cultura

Salvi i manoscritti che Kafka voleva bruciare

di Aldo Baquis

11 agosto 2016, 01:30

Con una sentenza che mette fine ad otto anni di duelli giudiziari, la Corte Suprema israeliana ha stabilito adesso che andranno alla Biblioteca Nazionale di Gerusalemme manoscritti, diari, disegni e lettere private di Franz Kafka e del suo amico Max Brod.

I giudici hanno così respinto in forma definitiva il ricorso di due sorelle israeliane, che sostenevano di essere le legittime proprietarie del tesoro letterario giunto a loro da Ilse Esther Hoffe, la segretaria e poi confidente di Brod che nel 1939 si era trasferito a Tel Aviv dopo essere fuggito dalla Cecoslovacchia.

«Questa è una giornata di festa per la cultura mondiale», ha detto oggi David Blumberg, il direttore della Biblioteca Nazionale israeliana che si impegna a catalogare la copiosa documentazione, a preservarla in condizioni adeguate e a metterla poi gratuitamente a disposizione di chiunque su internet. La sentenza della Corte Suprema, ha aggiunto, preclude il rischio che parte dei testi - custoditi in casseforti in Svizzera, in Israele e in un appartamento privato in Israele - fossero messi in vendita sul mercato internazionale. Blumberg ancora non dispone di un catalogo completo del contenuto: dovrebbe includere scambi epistolari di Kafka e Brod con intellettuali di primo piano, fra cui Stefan Zweig. Ci sono inoltre «diari parigini» di Kafka, disegni di suo pugno raccolti per decenni da Brod; quaderni in cui faceva esercizi elementari di ebraico e racconti: «Il medico del villaggio» e «Preparativi di un matrimonio nel villaggio».

Nel 1924, nel letto di morte, Kafka aveva chiesto a Brod di distruggere il proprio prodotto letterario, ma questi non se l'era sentita di adempiere alla volontà dell’amico. Costretto a fuggire con i nazisti ormai alle porte di Praga, Brod portò con sè i preziosi manoscritti, consentendo così la pubblicazione di diversi capolavori di Kafka.

Quando 40 anni dopo, in un piccolo appartamento di Tel Aviv, sentì di essere a sua volta in punto di morte, scrisse in un testamento che i manoscritti suoi e di Kafka avrebbero dovuto essere consegnati ad un archivio pubblico.

«Ma la segretaria Hoffe - afferma la Biblioteca Nazionale - vendette diverse lettere ad un archivio tedesco e altre le passò alle figlie, Ruth e Hawa. Dopo la sua morte le figlie cercarono di vendere parte del materiale e così prese le mosse il processo».

Così intricata e paradossale, la vicenda sarebbe forse piaciuta allo stesso Kafka.

Perchè i suoi manoscritti che dovevano essere inceneriti a Praga nel 1924, alcuni decenni dopo - scrisse Haaretz alcuni anni fa - rischiarono davvero di marcire fra la sporcizia e l’umidità di Tel Aviv, in un appartamento popolato da cani e gatti.

Adesso sono destinati a finire nel-
le mani dei migliori esperti di Israe-
le.

Sempre che le nipoti di Esther Hoffe, che ritengono ancora di essere le proprietarie, non progettino nuove sorprese. «Minacciano di fare atti inconsulti - ha detto Blumberg - se qualcuno tenterà di andarli a prendere».