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La scala della discordia: scoppia il caso

14 agosto 2016, 10:21

La scala della discordia: scoppia il caso

Monica Rossi

Per quattro centimetri «di troppo», una scala finisce sul banco degli imputati. Tutta colpa di una ringhiera che si sarebbe allargata troppo rendendo meno agevole - nell'opinione di chi ha sollevato la questione - il passaggio dei mezzi sulla strada che porta ad altre abitazioni, ma che poi termina in un campo. Siamo a Borgo Villa di Casale di Val Taro, caratteristica frazione in comune di Tornolo. Il caso che stiamo per raccontarvi ci è stato segnalato da Riccardo Conte, genovese, proprietario con la moglie Rita Squeri dell'immobile - risalente ai primi dell'800 - cui si accede grazie alla scala incriminata. L'entrata della casa, acquistata nel 1992 e successivamente ricostruita, è a un livello sopraelevato rispetto al piano strada e da sempre, fin dalla sua prima costruzione stando alle foto d'epoca, vi si accede grazie a un paio di gradini. Che sono stati poi sostituiti con una scala con ringhiera in ferro battuto che corre parallela alla facciata. Una variante, stando a Conte, approvata dagli uffici competenti all'epoca della ristrutturazione come dimostra la concessione firmata dall'allora sindaco di Tornolo, Sergio Squeri. «In particolare, sono stati gli stessi tecnici del Comune a chiedere che prevedessi anche una botola, sul tratto di marciapiede sottostante il primo gradino, affinché ci potessero trovare posto i contatori dell'acqua».

All'inizio dell'estate, un residente di Casale ha presentato tre esposti all'Ufficio Tecnico del Comune chiedendo di far eliminare quei quattro centimetri di ringhiera. «Il Comune, dopo i rilevamenti, ha ritenuto che tutta la scala fosse in una zona demaniale gestita dal Comune - racconta Conte - e mi ha recapitato una comunicazione di avvio di procedimento». Il nostro ha allora pensato che potesse eliminare la ringhiera incriminata e, avendo sottomano le fotografie della casa com'era in origine, ripristinare i gradini come si presentava nel 1800. «L'Ufficio tecnico del Comune mi ha negato questa possibilità - prosegue Conte - poiché anche gli allora gradini dell'800 occupavano un'area demaniale».

Considerando che l'accesso agli ambienti interni non è al piano strada e che il proprietario non può ripristinare lo status quo antecedente la ristrutturazione del ‘92, siamo nella classica situazione d'impasse. La soluzione? «Mi è stato suggerito dal Comune di fare richiesta di declassificazione dell'area da demaniale a comunale, ma tutto questo comporta spese non da poco. Non posso nemmeno far arretrare il portone di casa e prevedere dei gradini che non occupino il suolo stradale, come mi è stato suggerito all'Ufficio tecnico, perché fra l'attuale ingresso e gli ambienti parte la scala interna che conduce al piano superiore. Il terzo suggerimento, che trovo ridicolo, è stato quello di dotarmi di una scaletta mobile in legno, da usare all'occorrenza e togliere una volta entrati o usciti. Vi sembra giusto che dopo oltre un secolo della vecchia scala, e dopo 23 anni di quella nuova, debba salire in casa con una scaletta di fortuna, con mille rischi a ogni mio accesso?». «Secondo il nostro punto di vista - prosegue - questa situazione assurda è il risultato di una svista del Comune stesso, che non ha rilevato l'anomalia nel momento in cui era stato presentato il progetto di ristrutturazione della casa intera, passando oltre anche quando mi rilasciato l'abitabilità».

La concessione di edificare e di trasformazione urbanistica (la numero 14/92 del 2 giugno 1992, protocollo n. 1970) era stata approvata e firmata da Squeri, il quale nel settembre del 1996 aveva altresì firmato l'autorizzazione di abitabilità e agibilità. All'epoca, era stato tirato in ballo anche il Genio Civile di Parma, secondo il quale il fabbricato intero non poteva essere semplicemente ristrutturato bensì doveva essere demolito e interamente ricostruito rispettando le normative dell'antisismica.

Il sindaco

«Una volta ricevuta la segnalazione - spiega Maria Cristina Cardinali, sindaco di Tornolo - non abbiamo potuto far altro che procedere con un sopralluogo e costatare che tutta la scala è stata costruita su una porzione di strada demaniale. Rispettando la normativa, abbiamo allora recapitato al signor Conte non un'ordinanza di demolizione come è stato più volte detto bensì una comunicazione di avvio di procedimento. Il Codice Civile (articolo 823, “Condizione giuridica del demanio pubblico“, ndr) dice chiaramente che non si possono usucapire o vantare diritti sul suolo demaniale pubblico». Qual è allora la soluzione? «Abbiamo suggerito ai proprietari di far domanda di declassificazione dell'area, chiedendo che quel tratto possa passare da demaniale a patrimonio disponibile del Comune. Solo così, pur essendo un iter che prevede parecchi passaggi amministrativi, dopo averlo frazionato dall'area complessiva e fermo restando che nessuno si opponga, potremmo venderglielo a una cifra simbolica (il prezzo di riferimento delle ultime declassificazioni eseguite dal Comune di Tornolo si aggira sui 16 euro al metro quadrato, ndr) e la questione si chiuderebbe».

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