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Il racconto della domenica

Lo zio e la campagna di Grecia

di Tito Pioli

14 agosto 2016, 16:54

Lo zio e la campagna di Grecia

Un mio zio è morto sui monti della Grecia e con mia nonna leggevamo le lettere che mandava dal fronte, fu fucilato e ferito ma non morì, scappò e camminò per chilometri per raggiungere il comando italiano e per la ferita non poteva parlare e quindi disegnò la posizione dei nemici, morì a 21 anni.

Io volevo camminare dove aveva camminato lui, la nonna voleva fare un disegno dove aveva disegnato lui.

Io e mia nonna siamo partiti vestiti come era vestito lui, cioè male con abiti che non tenevano il freddo, fatti da delinquenti italiani che non hanno mai pagato per questo, abbiamo studiato per mesi il luogo in cui era di stanza lui, era piena estate.

Noi eravamo proprio vestiti come soldati e quando siamo scesi dall’aereo e gli abbiamo detto andiamo al fronte dove c’era mio zio, loro hanno capito che noi eravamo strani, era scarico il fucile, andiamo a una festa mascherata a Mikonos secondo me gli ho detto, sono gay.

Mia nonna parlava sempre con le parole dette al contrario e così loro han detto divertitevi, la nonna gli disse eneb oligov iv ecerg, greci vi voglio bene, gli abbiamo fatto vedere le vecchie foto dello zio con gli occhiali, avevamo i fiori rossi in mano.

Non ci siamo spezzati le reni a vicenda quel giorno

I bagnanti ci fotografavano nel vederci vestiti da soldati e dicevano dove era la festa allora noi ci siamo arrabbiati noi siamo soldati italiani gli abbiamo detto, lo zio cosa avrebbe fatto e io e la nonna abbiamo cominciato a sparare in aria a destra a sinistra e la gente correva tra le sterpaglie, io e la nonna ci buttavamo a terra, mangiavamo nel rancio, io e la nonna eravamo in guerra come Marcello.

Settanta anni dopo.

Siamo arrivati nel luogo dove era morto Marcello, eravamo spossati, c’era una casupola in pietra mezza distrutta, sentivamo gli elicotteri, le cicale, pregavamo per quelle centinaia di morti che non sapevano perché erano morti.

Sono arrivati dei bagnanti e io ho cominciato a sparare in aria ma mi hanno buttato a terra e mi hanno detto “non sei un soldato sei il nipote di un soldato”

Mi sentivo Marcello ma non lo ero, ero solo malato di Storia, malato per non essere nella Storia, la Storia che non avevo vissuto.

Malato e basta mica un soldato.

Mi hanno detto “fatti curare” e io ho risposto “va bene”.

Soldati greci ci urlavano di alzare le mani ma la gente li fermava e voleva ascoltare la nonna che aveva in mano il disegno che aveva fatto Marcello, andiamo tutti insieme come indica questa cartina cantando per ore, diceva mia nonna, cantiamo e levate a camesella.

I soldati volevano fermare anche la nonna i bagnanti volevano ascoltare la nonna che parlava al contrario e raccontava la storia di Marcello e di altri soldati.

E tutti se ne stavano incantati a sentire quella lingua nuova le parole al contrario di mia nonna.

Adesso molti in Grecia parlano al contrario, io andavo via in barella avevo combattuto, per la pazzia e per la Storia che poi hanno cose in comune.

Si prendevano tutti per mano noi due soldati e tutti quelli vestiti in costume mentre i soldati greci se ne andavano e per ore e ore e per notti con le candele siamo andati lungo il percorso di quella cartina di Marcello.

In quel posto ora la gente va a disegnare non a spararsi, chi vuole disegnare o dipingere va a al monte Zogul dove Marcello il soldato di Parma aveva disegnato un giorno di Ottobre del 1943 una cartina di guerra.

E levate a cammesella cantava la nonna.