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Inchiesta

Quel cimitero di distributori di benzina

14 agosto 2016, 10:17

Quel cimitero di distributori di benzina

Gian Luca Zurlini

Un tempo in città se ne contavano a decine. I più anziani si ricorderanno ancora quelli che c'erano a tutte le barriere della città (Repubblica, Bixio, Santa Croce), lungo i viali di circonvallazione (ad esempio in viale Berenini prima del ponte Italia sulla destra. in viale Mentana, oppure al Petitot), a Strada Elevata, oppure negli ormai scomparsi garage pubblici del centro storico. Ora invece i distributori di benzina all'interno della cerchia urbana sono sempre di meno, per non parlare dei benzinai tradizionali che ormai sono, come i «panda», una specie in via di estinzione.

Da qualche anno la chiusura di una pompa di benzina è diventata anche una fonte di degrado urbano. E la motivazione è evidente: i distributori che chiudono, quasi sempre per la scadenza della concessione pubblica per l'utilizzo dell'area sulla quale si trovano, portano all'abbandono dei luoghi in cui si trovavano e il ripristino di condizioni normali in quelle aree è ormai una chimera. La giustificazione, a quanto si dice, è nei tempi lunghi richiesti dalle nuove e rigorose normative per la cosiddetta «inertizzazione» delle cisterne che contenevano i carburanti per il rifornimento. Ma il problema è che l'attesa, come è evidente dalle foto che pubblichiamo, si protrae ormai per troppo tempo e l'impressione è che si giochi a uno «scaricabarile» di responsabilità fra società petrolifere, proprietari delle aree e istituzioni pubbliche che rende l'iter tanto lungo da trasformare gli ex distributori in zone di degrado urbanistico evidenti e poco dignitose per la nostra città.

Quelle aree in tangenziale

L'esempio più clamoroso è rappresentato dalle due aree di servizio che esistevano, su entrambe le carreggiate, in tangenziale Nord fra le uscite di via Europa e via San Leonardo. Ebbene, sono state chiuse poco meno di 10 anni fa a causa della mancata rispondenza alle norme che vogliono una distanza di alcune centinaia di metri dagli svincoli più vicini. E, smontaggio delle tettoie a parte, ancora oggi sono lì, come ruderi di un passato industriale, in uno stato di totale abbandono e addirittura ancora con le indicazioni per l'ingresso. Evidente che qualcosa non debba aver funzionato nel rapporto tra Anas e società petrolifera, ma il risultato è un panorama desolante che si offre alle migliaia di veicolo che vi transitano ogni giorno e non contribuisce certo in positivo all'immagine di Parma.

Distributori chiusi e transennati

Sono però molti anche i casi di distributori chiusi da molto tempo che ancora si presentano nelle stesse condizioni di quando sono stati abbandonati. E' il caso dell'ex pompa Agip e poi Esso di via Zarotto: qui addirittura è ancora in piedi anche il cabinotto in cui stava il benzinaio e l'unica cosa rimossa sono state le pompe. Nel pieno di un quartiere residenziale si trova così un'area che potrebbe anche essere riutilizzata almeno come parcheggio. Un altro esempio c'è in viale dei Mille, dove almeno pensilina e «casotto» sono stati demoliti, ma ad almeno 3 anni dalla chiusura c'è una superficie transennata e ricoperta di sterpaglie e rifiuti. Altri casi ci sono in via Emilio Lepido, dove solo nei giorni scorsi, a due anni dalla chiusura, è stata smontata la pensilina del distributore a fianco dell'asilo di San Lazzaro, ma l'area rimane chiusa e inaccessibile e in evidente degrado. Anche poco oltre, sempre in via Emilio Lepido, c'è un altro ex distributore chiuso con l'area transennata.

Recupero impossibile?

Altri esempi di un'«archeologia industriale» della quale si potrebbe sinceramente fare a meno ci sono in via San Leonardo e in via Emilia Ovest, dove distributori chiusi da tempo immemorabile si presentano ancora con le «vestigia» di un tempo e in via Langhirano a fianco del ponte Stendhal. E sembra trascorso un secolo da quando, in piazzale Santa Croce e via Pasini vennero chiusi nel giro di poco tempo i distributori che lì si trovavano e le rispettive aree riutilizzate nel giro di pochi mesi per piste ciclabili e parcheggi. Certo, nessuno chiede che non vengano rispettate le normative, però, visto che nei prossimi anni saranno ancora molti i distributori destinati a chiudere i battenti all'interno della città per l'impossibilità di riottenere i permessi, sarebbe il caso che si dessero tempi definiti ai proprietari delle aree o delle pompe per ripristinare gli spazi in modo decoroso oppure per destinarli ad altri usi. In molti casi, in fondo, basterebbe anche un manto d'asfalto. Quello che sembra mancare è la volontà di tutti (privati e enti pubblici) di rispettare il decoro della città. Che rischia, se le cose non cambieranno, di trasformarsi fra qualche anno in un «cimitero dei distributori» del quale proprio non si sente la mancanza.

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