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Zillertal, lungo i confini della vertigine

di Roberto Longoni

14 agosto 2016, 22:35

Zillertal, lungo i confini della vertigine

La cucina in Austria, la sala da pranzo in Italia. Nel rifugio c'è anche un po' di Germania: furono i bavaresi di Landshut a costruirlo nel 1899, quando la val di Vizze era impero asburgico. L'Europa Hütte mantiene fede al proprio nome. Helmut Holzer, il gestore, varca la frontiera un passo sì e uno anche: sia benedetto Schengen, viene da pensare. Lui alza le spalle: «Più benedetta sarebbe una teleferica: a portare rifornimenti a 2.693 metri di quota con l'elicottero ci si svena». Tra Italia e Austria il confine quasi non si avverte: ripensare da quassù all'«inutile strage» di un secolo fa riempie di rabbia oltre che di tristezza. Qui, ci piaccia o no, è tutto Tirolo, diviso appena dalle parole nord e sud, sempre pronunciate con accento tedesco. «La vera divisione è tra il mondo di sopra e quello di sotto» sorridono Arthur e Katharina Lanthaler. Nati a Vipiteno-Sterzing, né italiani né austriaci. E nemmeno genericamente tirolesi. «D'estate, siamo della Wipptal del nord, che va dal Brennero a Innsbruck, e d'inverno di quella del sud, compresa tra il Brennero e Fortezza». Quando le cime dei monti sostituiscono quelle dei campanili. Oltre il davanzale di prato del rifugio Geraer (questo sì, provvisto di teleferica), i Lanthaler indicano il fondo della val di Vals: «C'è gente di laggiù mai salita fino a qui». Che questa sia terra di confine lo si è capito già negli ultimi chilometri d'auto, risalendo lo Ziller, poco al di là di Innsbruck. Oltre Ginzling la strada s'infila in un lungo tunnel a senso di marcia alterno o in una gola tanto stretta da sembrare un passaggio segreto. Conduce a una Shangri-La alpina ai cui piedi una diga ha formato il lago Schlegeis. Tutt'attorno, una corona di tremila metri: fronte al cielo e collo lambito da scintillanti ghiacciai. E' nel cuore della valle che corre da nord verso il confine con l'Italia che si snoda il Peter Habeler Runde, dedicato al grande alpinista figlio di queste montagne. Il percorso abbraccia il maestoso Olperer. Bellezza misurata in chilometri: di lunghezza (56,5) e di dislivello. Dieci in tutto, con discese a volte dure come salite, da affrontare in sei tappe, con altrettante notti nei rifugi. Il percorso è duro il necessario perché ci sia soddisfazione, ma alla portata di chiunque abbia buone gambe e non soffra di vertigini. Meglio affrontarlo accompagnati. E se ad aprire la pista è Florian Wechselberger, nato 36 anni fa tra questi monti e vincitore dell'ultimo titolo di campione mondiale di guide alpine, si è al top. Sulla vetta: per professionalità, simpatia e passione per le terre verticali. Florian parla un ottimo inglese, ma «s'arrampica» bene anche tra le asperità della nostra lingua. L'incontro con lui è alla fine dell'Alpenstrasse (a pedaggio: 12 euro) che porta allo Schlegeis. E subito gli scarponi assaggiano il granito, tra felci basse e fiori. Un'ora e mezzo dopo, 600 metri di dislivello oltre, l'Olperer Hütte spalanca le sue braccia, la fronte puntata ai 3.510 metri dell'Hochfeiler ammantato di bianco perenne. Accanto al rifugio, scende il ghiaccio disciolto dell'Olperer. Di torrente in torrente, il suono di continue cascate sarà una delle colonne sonore del trekking. Insieme con i fischi delle marmotte, che il mattino seguente accompagnano i pellegrini della montagna verso il Pfitscherjoch, l'italiano passo di Vizze. Ci si arriva dopo quattro ore di cammino, sfiorando laghetti, superando su un ponticello d'assi un ultimo torrente glaciale che scende con voce di tuono. Troppo in piano il percorso. Florian divaga verso la cima del Rotbachspitze: 650 metri di quota sopra il passo da raggiungere in un'oretta. Non una scalata, ma un sentiero adrenalinico. Vale il sudore: da lassù si domina tutta la valle. Nel vento lo sguardo si allunga su creste lontane. Il giorno dopo, il sentiero è tutto in Italia. Un lastricato di schegge di granito colonizzate dai licheni. L'Europa Hütte è indicato a un'ora e mezzo di cammino. In realtà, ne serve il doppio, per arrivare: di nuovo a picco sulla val di Vizze, eletti di un mondo isolato da quello di ogni giorno. Austere, chiazzate di nevai, bordate di boschi e ammantate di ripidi alpeggi, le Pfendererbergen coprono la Marmolada alta e lontana. C'è il tempo di rimirarle, prima che la tempesta spazzi il pomeriggio. Bello accoglierla da dietro i vetri del rifugio, scaldati dalla stufa. Il giorno dopo splende di nuovo il sole. Una breve salita lungo le scaglie di pietra della montagna e poi giù, gettando sguardi sulla realtà degli uomini: per un breve tratto si vede l'autostrada del Brennero, si scorge Innsbruck. Poi, lungo un costone bordeggiato di precipizi ci si sente di nuovo più vicini ai falchi. I metri più verticali scorrono con l'aiuto di un cavo d'acciaio e di una scaletta. Poi, giù a zigzag tra i rododendri. Tranne il sentiero e una malga non si vede traccia d'uomo. Ricompaiono gli abeti, sempre più alti, i massi si coprono di muschio. Una foresta fatata: tra gli alberi si scorge una cascata imponente. Tutto sa di incantesimo. E l'azzurro del cielo è un miraggio. Il tempo di riprendere la salita, e scoppia un temporale. Si accelera il passo inseguiti dai tuoni, si affronta la montagna non più per il sentiero, ma lungo la massima pendenza. Al tempio di legno del rifugio Geraer si arriva fradici di pioggia, sudore e gioia primitiva. La sera asciuga i vestiti e abbraccia con la sua pace. Il giorno dopo, altra selvaggia bellezza, scabra e assoluta tra morene e nebbie, coste di rododendri e arnica, camosci in fuga, sentieri di crinale. Al passo Tuxer si fiutano tracce di «civiltà»: edifici, una strada, impianti che scalano il ghiacciaio per lo sci estivo. Bello ritrovarle per poi lasciarsele dietro il giorno dopo. Si sale tra pietraie abitate dagli ermellini. Si procede di nevaio in nevaio, scavando gradini con lo scarpone. Così fino al 2.911 metri della sella del Friesenbergscharte, il punto più alto del Runde. Il sentiero poi scende vertiginoso tra stretti tornanti e cavi d'acciaio fino alla Friesenberghaus. L'ultimo rifugio sorge a un paio di ore di cammino dalla partenza, accanto a un laghetto di smeraldo. Acqua incastonata tra i monti, immobile come uno specchio. Da quassù, anche a guardare in basso il cielo appare più vicino.

I RIFUGI

1.Olpererhütte (2.389 m)
Un rifugio moderno, ma con lo spirito di una volta. Ottima base di partenza per l'ascesa all'Olperer.
Dornauberg 110 6295 Ginzling, info@olpererhuette.de


2. Pfitscherjochhaus (2.275 m)
Confortevole (docce calde e lavatrice gratuite), servito dalla strada. Camerate a misura d'uomo.
St. Jakob 103 39049 Pfitsch office@pfitscherjochhaus.com

3. Europa Hütte (2.693 m)
Accogliente e panoramico. Ma spartano, per veri amanti della montagna. Un nido d'aquila.
Caminata 39049 Pfitsch
info@europahuette.it

4. Geraerhütte (2.342 m)
Un gioiello di legno incastonato in una posizione incantevole. Ottima anche la sua cucina.

Vals 24b/1 6154 St. Jodok am Brenner
info@geraerhuette.at

5. Tuxerjochhaus (2.316 m)
Meno spartano degli altri: per chi ama il lato più turistico della montagna.
Nr. 798 6294 Hintertux
info@tuxerjochhaus.at

6. Friesenberghaus (2.477 m)
Pietre che trasudano amore per la montagna, con vista sui ghiacciai e su un vicino laghetto di smeraldo.
Dornauberg 101 6295 Ginzling
friesenberghaus@gmx.at