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Ex sindaco della città termale

Fusione Salso-Fidenza, parla Grolli

15 agosto 2016, 09:08

Fusione Salso-Fidenza, parla Grolli

Egidio Bandini

Sentendo parlare dell'ipotesi di fusione fra Salsomaggiore e Fidenza, Adriano Grolli – sindaco di Salsomaggiore dal 1995 al 2004 – non appare affatto sorpreso.

«Di fusione o di unione fra Salsomaggiore e Fidenza si parlava già quand'ero sindaco. Ho ben presente addirittura – sottolinea Grolli – la copertina del numero unico fidentino dedicata proprio all'idea di unire sotto un unico gonfalone le due città. Ricordo benissimo che, sull'onda del successo ottenuto con la realizzazione dell'ospedale di Vaio, ne parlai con Massimo Tedeschi, allora sindaco di Fidenza perché – rimarca ancora l'ex sindaco – per me un'unione Salso-Fidenza sarebbe stata senz'altro da costituire, prima di quella delle Terre Verdiane: la vedevo assai più strategica».

All'epoca, però, «tutti quanti, a partire proprio dall'allora sindaco di Fidenza e dai sindaci della Bassa ovest la pensavano diversamente, così nacque l'Unione Terre Verdiane, che oggi, a quanto pare, è pronta a ridursi alle sole città di Salsomaggiore e Fidenza: guarda caso, come auspicavo io tanto tempo fa».

Non è scettico, né palesemente contrario alla fusione fra Fidenza e Salso, Adriano Grolli, ma di certo la vorrebbe fondata su basi solide, proprio partendo dall'esperienza non positiva delle Terre Verdiane.

«Una “fusione a freddo” – dice Grolli – fatta solo sulla spinta di necessità burocratiche, non è più sufficiente. Occorre la volontà di affrontare e risolvere problemi concreti, come il forte declino di attività economiche significative, cui abbiamo assistito in questi anni: le Terme, la Coop Di Vittorio e, da ultima, la Vetraria che pare non navighi in acque tranquille».

«Prima di parlare di fusione – sottolinea l'ex sindaco – ma anche solo di unione, occorre mettere in atto una progettualità che non sia solo su base amministrativa. Per attuare tutto ciò, però, occorre un forte sostegno dei dirigenti politici in primis e immediatamente dopo di tutti i soggetti portatori di interesse. Non credo comunque che oggi, politicamente, siano in campo queste capacità: temo che, una volta esaurito il dibattito suscitato dalla Gazzetta, tutto torni come prima. Ognuno, a mio parere - conclude Grolli - continua a coltivare il proprio orticello: non vedo, insomma, il salto di qualità necessario. Non intendo dire che si risolvano di punto in bianco i problemi, ma anche solo che si crei un luogo dove dibatterne con i cittadini». Temi di importanza basilare, «come la fusione, debbono vedere in campo un laboratorio politico, con le rappresentanze istituzionali: parlamentari, regione, provincia eccetera. Ma, sebbene gli elementi ci siano tutti, manca una strategia di percorso e si ha l'impressione di andare verso un evento solamente burocratico. Insomma, ci vuole qualcuno che pensi in grande, ma attualmente mi pare, usando un linguaggio calcistico, che manchino i fondamentali: occorre saper fare lo stop e anche il tiro, sennò, non si va da nessuna parte».

Il no della Lega Nord

Una provocazione. Così il segretario della Lega Nord, Giuseppe Coppellotti, definisce l'ipotesi di fusione tra Salsomaggiore e Fidenza. «La proposta dell'unione amministrativa tra Salsomaggiore e Fidenza è costruita artificiosamente per mascherare l'impossibilità di non dar seguito all'Unione Terre Verdiane nella chiara indisponibilità di chiudere le posizioni debitorie entro i termini imposti dalla legge, debiti che nella breve esperienza di responsabilità di profili amministrativi della Lega, erano stati arginati e ridotti purtroppo inutilmente, grazie poi agli atteggiamenti delle amministrazioni di sinistra successive – afferma –. La fusione è proposta con enfasi da due sindaci, uno dei quali ritiene il caso “Di Vittorio” come una sterile polemica inventata ad arte, mentre l'altro si ritiene alla guida di una città alla ricerca di un'identità che in tre anni di amministrazione non ha saputo né riprogettare né ricostruire. Inoltre oggettivamente Salso e Fidenza sono due realtà completamente diverse basate su economie che poco hanno in comune e penso che difficilmente possano condividere strategie similari proprio perché Fidenza vive prettamente di industria artigianato, ed agricoltura mentre Salsomaggiore da città termale nonostante le difficoltà vive ancora di turismo. Comunque, se di unione territoriale si deve parlare, lo si deve fare escludendo qualsiasi possibilità di condivisione circa la fusione amministrativa paventata».

M.L.

Contrario Marzolini (Commercianti di Salso)

«Non posso essere d'accordo sulla proposta di unificare i due comuni». E' il parere del presidente dell'Associazione Commercianti di Salso, Luciano Marzolini, sull'ipotesi di fusione con Fidenza. «Sono due realtà distinte e la storia di ciascuno ne giustifica le diverse caratteristiche – afferma Marzolini –. Temo un livellamento fra realtà storiche non compatibili che ritengo possa nuocere ad entrambe, snaturandone la fisionomia. Salsomaggiore vive la vocazione termale con tutto ciò che comporta e la sua immagine, famosa in tutto il mondo, fatta di alberghi, strutture ricettivo-sanitarie, piscine termali, aiuole e parchi, è finalizzata ad accogliere ospiti ed a garantire a tutti benessere e qualità di vita. Mescolare Salsomaggiore con una città che è “altra”, per vocazione, ostacola i possibili tentativi già in atto di favorire la ripresa. Senz'altro, poi, come espressione di democrazia, sarebbe opportuno sentire il parere dei cittadini attraverso una consultazione popolare, una specie di referendum, anche se ritengo molto difficile che si riesca, a priori, a prospettare pregi e limiti di una futura realtà unificata che funzioni».

M.L.

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