Archivio

TRAVERSETOLO

Vecchioni accende i cuori dei fan

15 agosto 2016, 09:07

Mariacristina Maggi

E' un Roberto Vecchioni privato quello in scena nel tour «La vita che si ama» ispirato al suo ultimo libro (Einaudi): il professore ha svelato le più intime sfaccettature della sua anima nel concerto di ieri a Traversetolo in occasione della giornata dedicata al pomodoro Riccio di Parma - nell'area antistante il Prosciutto Bar di Rosa Dell'Angelo- tra oltre 2500 spettatori complici, partecipi ed emozionati. E lo ha fatto per i suoi quattro figli, ai quali è dedicato il libro, e per chi ha voglia di ascoltare la storia di un uomo, un padre, un insegnante, un figlio che ha sempre sentito la felicità a fianco, anche nei momenti difficili.

La felicità è il tema dell'intenso e commovente progetto che ha alzato il sipario a quel «tempo verticale» che tiene uniti passato, presente e futuro, dove nulla si perde (come nel bellissimo brano «Mi porterò»). Il cantautore, scrittore e poeta è arrivato di corsa in jeans e maglietta cantando con voce calda e bellissima «Canzoni e cicogne» per poi dire subito: «Ma quanta gente! Siete venuti a festeggiare un vecchio di 73 anni?». E con un'energia e un fascino irresistibili ha subito dato inizio con ironia e profondità ad un viaggio emozionale nel quale ha volutamente lasciato da parte i personaggi mitici e storici del suo repertorio scegliendo le canzoni più intime, personali: alla ricerca di un tempo perduto che perduto non è, fatto di cose che restano nel cuore e nella mente. Sul palco preziosi frammenti di 45 anni di canzoni intervallate da racconti, aneddoti e ricordi scolpiti nella memoria: una memoria viva e presente dalla quale trarre la forza necessaria nei giorni più duri e quella felicità che il grande Roberto vuole sentire addosso come una febbre. Quella felicità che «non è una passeggiata al mare o un momento in cui ti estranei da tutto e nemmeno la debole copia della serenità: la felicità è una battaglia, una sfida continua, cercare e non trovare risposte ma continuare a cercare fino all'accordo che fa la canzone che vuoi... che non sarà mai l'ultima. La felicità c'è sempre, anche quando non la vedi, talvolta si maschera da dolore: bisogna stare attenti ai segni». In scena gioie vissute, dolori dimenticati e superati, racconti (uno dalle Mille e una notte), ironia e alcune delle sue più belle canzoni da «La mia ragazza», «Rose blu», «Dentro gli occhi», «Le mie ragazze», «Bandolero stanco» e un bellissimo brano dedicato alle sue nipotine, figlie di due madri («Due madri»): una lezione d'amore infinita. Brani storici («Milady» e «Chiamalo ancora amore») e meno noti come «La mia stanza», «Mi porterò» e «Canzone da lontano» e naturalmente quelle «Luci a San Siro» che hanno fatto la storia.

Nell'incanto della campagna traversetolese, sorvegliati da una luna complice, il professore e la sua band (Roberto Gualdi alla batteria, Lucio Fabbri alle tastiere, violino e arrangiamenti, Marco Mangelli al basso, Massimo Germini alla chitarra) hanno conquistato il pubblico che non smetteva di applaudire: grazie Roberto.