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Corniglio

«Un progetto per salvare Bosco»

23 agosto 2016, 10:13

«Un progetto per salvare Bosco»

Beatrice Minozzi

«Senza prospettive, progetti e attuazione si muore»: è questo il grido di allarme lanciato nei giorni scorsi da Bosco di Corniglio nel corso di un incontro promosso dalla sentinella dell'Alta Val Parma, don Gianni Caimi.

Il rischio è concreto: se non si cerca di invertire la rotta il futuro della nostra montagna, e di Bosco in particolare, sarà nero, così come nero è il cielo del romanzo di Giuliano Serioli - «Cielo Nero» il titolo del volume edito da Nine9art - che ha offerto lo spunto per una riflessione più ampia, legata alle prospettive di crescita di un paese che potrebbe diventare fulcro di diverse attività ma che per ora rimane allo stallo, ingessato in un immobilismo che non lascia intravedere spiragli di luce.

Ad aprire l'incontro, che ha richiamato nella sala dell'albergo Ghirardini tantissimi boscarini ma anche tanti villeggianti, il suo promotore, don Caimi, che ne ha brevemente spiegato le finalità prima di lasciare spazio ad un'analisi della situazione attuale tracciata da Italo Pizzati, che ha spiegato: «Bosco ha tante prospettive, e da anni le studiamo insieme a Don Gianni. Tre i punti su cui focalizzare l'attenzione: famiglie, giovani e anziani».

«Per i giovanissimi abbiamo un'iniziativa sociale di grande successo che è il centro estivo parrocchiale, mentre per quanto riguarda gli anziani potremmo avere le strutture (come scuola, ex consorzio delle patate ed ex casa famiglia) ma mancano i servizi - ha proseguito Pizzati -. Questa valle si presta a fare qualcosa, ma ci vogliono obiettivi condivisi ed una comunità che unita cerca uno spiraglio per il futuro».

Ad approfondire il tema dei servizi per gli anziani è stato don Caimi, che ha spiegato che sin dai primi anni del suo incarico pastorale a Bosco ha cercato di dare una risposta a questa esigenza.

«Sono arrivato qui nel ‘98 - ha spiegato don Caimi - ed ho subito iniziato a fare un'analisi del territorio da diversi punti di vista. Da subito i primi progetti, stilati grazie all'aiuto dell'architetto Roberto Bruni e condivisi con i giovani di allora che proprio in questi disegni vedevano la loro speranza».

Il progetto, uno tra i tanti, prevedeva di dar vita ad un servizio per anziani e disabili che unisse, con un filo rosso, tre strutture: l'ex scuola, l'ex consorzio delle patate (di proprietà privata) e l'ex casa famiglia di proprietà della diocesi di Fidenza, con la quale però non si è raggiunto un accordo per la vendita nonostante la struttura sia inspiegabilmente chiusa da quattro anni.

«Non dimentichiamo però che Bosco ha anche una vocazione turistica che andrebbe valorizzata e che ci sono tanti giovani che ci abitano ai quali andrebbero garantire strutture adatte alle loro esigenze» ha proseguito don Caimi, prima di concludere chiedendo: «vogliamo chiuderci nel nulla o aprirci una speranza, vogliamo e possiamo fare qualcosa o siamo destinati all'immobilismo? La risposta deve venire dalle istituzioni ma anche da tutti coloro che vivono ma soprattutto amano questo bellissimo territorio».

Dopo il sindaco Giuseppe Delsante, a chiudere gli interventi è stato Nando Donnini, del Consorzio di miglioramento Alta Val Parma, ha sottolineato come l'unica via d'uscita sia «tracciare linee programmatiche che abbraccino tutto il nostro territorio e che si superino campanilismi di qualsiasi tipo».

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