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Da Parma al mondo

Missionari, i magnifici quindici

23 agosto 2016, 10:16

Missionari, i magnifici quindici

Luca Molinari

I parmigiani che hanno deciso di dedicare la loro vita alla missione sono una quindicina. Si tratta di religiosi e laici (sia uomini che donne) uniti dal comune desiderio di donare la propria esistenza alle tante popolazioni del mondo che vivono in povertà e ai margini. Alcuni di loro, pur rischiando quotidianamente la vita, continuano a rimanere in missione, a fianco di popolazioni spesso martoriate da guerre e carestie.

Una delle zone più «calde» è il Bangladesh, dove operano, tra gli altri, una delegazione di Missionari Saveriani e il parmigiano Alessandro Mossini, sostenuto dall'associazione «Il filo di juta», nata a Baganzola ma che conta gruppi di sostegno in città del Nord Italia, da Bergamo a Padova, da Firenze a Bologna. Nelle ultime lettere inviate al Centro missionario diocesano, Mossini racconta la tensione che ancora si vive nel Paese a oltre un mese dall'eccidio di Dacca. «L'allerta è ancora viva - si legge nell'ultima missiva - Io sono ancora a Khulna, la grossa città capoluogo della regione dove si trova anche il villaggio di Chalna. Le nostre attività nonostante tutti gli impedimenti e le difficoltà stanno andando avanti. L'allerta mi impedisce di uscire di casa, se non per tratti brevi, all'interno della città, e accompagnato con un'auto privata e che non siano mezzi pubblici. Sembra davvero di essere in prigione».

«Siamo tutti stanchissimi di questa allerta – prosegue - Io ho scelto di continuare a restare ancora qua, cosi come molti hanno fatto questa scelta. Ma sono anche tanti coloro che hanno deciso di rientrare, sia tra i laici che tra i religiosi. Qualche giorno fa è stato scovato un altro rifugio di terroristi. Ne hanno uccisi 9 e qualcun'altro arrestato. Sembra che qualcosa in questa direzione si stia muovendo. Ma è anche vero che è di oggi la notizia rilasciata dall'Fbi dove si elenca il Bangladesh tra i sei Paesi al mondo che negli ultimi due anni hanno avuto il maggior incremento di terrorismo e di presenza di Stato Islamico. Insomma, nulla per cui stare tranquilli».

Altri missionari operano in varie zone dell'Africa (Ciad, Camerun, Congo), nel continente americano (Brasile, Bolivia, Perù, Messico, Porto Rico) e anche in altri paesi, come il Giappone. Si tratta di religiosi e religiose, (Saveriani, Saveriani, Comboniani, Piccole Figlie, Carmelitani e altre realtà), ma anche di laici, laiche e di sacerdoti Fidei Donum, ossia in servizio temporaneo in un'altra diocesi. Molte di queste persone si trovano in missione da anni. Non mancano però i giovani che si avvicinano a questa chiamata.

Il 24enne parmigiano Alessandro Calidoni – da sempre attivo nella parrocchia dello Spirito Santo (Quartiere Sant'Eurosia) - ha deciso di diventare un missionario laico e spendere la propria vita per i bisognosi. Alessandro da alcuni mesi presta servizio a Jardim das Oliveiras (Goiania), al fianco di un altro missionario laico parmigiano, Paolo Finardi, nella stessa realtà dove si è speso Daniele Ghillani, il giovane parmigiano morto folgorato mentre svolgeva il servizio civile internazionale in Brasile al fianco di don Corrado Vitali, l'attuale parroco di Baganzola per anni attivo in missione a Goiania. Alessandro – ex commesso e studente di Scienze Politiche - assieme ad altri parmigiani, nei mesi scorsi ha partecipato al progetto «Todo Mundo Junto, volontari per la missione con Daniele», promosso nel corso degli anni dalla Caritas diocesana. Un'esperienza che, unita a quelle compiute in questi anni in varie zone del globo, lo ha spinto a prendere questa coraggiosa scelta di vita e di fede.

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