Archivio

Pistola d'epoca

Roberto Vecchi vince il mondiale di tiro

23 agosto 2016, 10:15

Luca Pelagatti

Alle Olimpiadi non lo vedremo mai. Ed è un peccato. Già, perché in quel mondo di superman vestiti di kevlar che sparano con pistole che starebbero ben in mano a James Bond ci vorrebbe proprio uno come Roberto Vecchi. Uno che indossa una rigorosa polo vecchio stile e mentre parla l'arma l'accarezza. E che, soprattutto, spiega che per prendere la mira occorre prima di tutto leggere dei libri.

«E' così; anche per questo il mio sport è molto diverso dal tiro che abbiamo tutti visto a Rio», racconta questo ex insegnante e fotografo con lo studio in via Bodoni che da qualche giorno tiene sulle scrivania una coppa. Non fate caso se pare un po' ossidata: è un esemplare unico. E' quella che va al campione del mondo.

«In effetti, nei giorni scorsi in Ungheria, ho vinto il campionato mondiale di tiro con la pistola nella specialità Cominazzo - prosegue Vecchi raccontando senza enfasi un successo che sarebbe da prima pagina in qualunque altro sport : «Ho conquistato l'oro individuale, l'oro a squadre e abbiamo anche battuto il record mondiale».

Il tutto, e qui sta il bello, con una pistola da duello firmata dall'armaiolo svizzero Ulrich in Bern, un pezzo unico datato 1810, che si carica con la polvere nera e palle di piombo rispettando un rituale che prevede pietra focaia, pezzuole e bacchette. Manca solo il cappello a tricorno e sembrerebbe un film di pirati.

«Per caricare la pistola servono tra i 30 e i 40 secondi e in una gara si sparano tredici colpi», prosegue Vecchi che, modestamente, oltre al mondiale di questi giorni, può vantare su un altro titolo iridato vinto nel 1996 e una sfilza di medaglie europee e nazionali. Ma che poi finisce per infervorarsi parlando di storia.

«Anche io, all'inizio, sparavo con le armi contemporanee nel cosiddetto tiro accademico. Poi ho scoperto le armi d'epoca ed è nata la passione». Quella appunto che lo porta due volte alla settimana al poligono a dare fuoco alle polveri ma molto di più a guardare indietro nel tempo. Quando gli armaioli firmavano il metallo delle canne come fossero opere d'arte. E l'archibugio che ora sta nei musei sembrava quasi fantascienza. «Per me quello che fa la differenza è ricostruire la storia delle armi che possiedo e che uso, capire quale sia stato il loro destino in tutto questo tempo, quali mani le abbiano impugnate».

Insomma, nell'epoca brutale di chi spara a raffica un approccio che suona decisamente fuori moda. Ma che per Vecchi sembra valere persino di più dei record e delle medaglie. «Siamo un piccolo mondo, in Italia a praticare questo tipo di tiro siamo poco più di un centinaio ma in altri paesi come l'Inghilterra, invece sono molti di più. In Germania, per capirci, almeno seimila». Tutti appassionati, spesso coi capelli grigi, che custodiscono gelosamente questi arsenali che hanno attraversato i secoli, che dosano con rigore da farmacisti la polvere nera e si producono da soli le palle di piombo e che si entusiasmano rimirando canne che hanno iniziato a sparare all'epoca di Napoleone. E non hanno mai smesso. «Io, ad esempio, ho una collezione unica al mondo di una cinquantina di pistole e fucili ad avancarica prodotti dall'armaiolo austriaco Karl Pirko». Per i profani forse vuol dire poco. Ma il fornitore degli Asburgo nell'ambiente è un mito e Vecchi il suo profeta. Al punto da avere scritto un rigoroso volume sulla sua vita dopo averne seguito le tracce da Parma sino a Vienna. «E queste armi sono state esposte anche al Museo Glauco Lombardi». Come fossero sculture tuonanti, opere d'arte belle e letali che oggi si usano per sfide fragorose davanti ad un bersaglio da trapassare mentre una volta regolavano i duelli dei gentiluomini o armavano gli eserciti. «Sono armi, certo, ma l'aspetto storico, il valore del manufatto è quello che conta - conclude Vecchi che ammette di non amare i fucili di assalto di oggi, le riproduzioni da incursori che spesso si vedono in mano a molti appassionati nelle corsie del poligono. «Sono solo strumenti da battaglia, non hanno la poesia delle armi d'epoca conclude spiegando che però sono le pistole antiche ad essere guardate storte nei poligoni. «A molti diamo fastidio perché produciamo fumo e rumore». Le vecchie signore non piacciono a tutti. Ma nelle olimpiadi dell'eleganza e del fascino certo non le batte nessuno.

© RIPRODUZIONE RISERVATA