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Intervista

«Banca di Parma, nel 2017 puntiamo a 2mila clienti»

24 agosto 2016, 20:27

«Banca di Parma, nel 2017 puntiamo a 2mila clienti»

Banca di Parma ha compiuto nove mesi. A tracciare un primo bilancio è il presidente Alfredo Alessandrini.

Quali sono i primi risultati in termini di clienti e prodotti?

Ad oggi contiamo 600 rapporti suddivisi fra imprese e privati di cui 70 affidati e circa 30 mutui tra ipotecari e chirografari. Fra i nostri prodotti di raccolta è particolarmente rilevante il gradimento mostrato nei confronti dei certificati di deposito, probabilmente in virtù delle favorevoli condizioni riservate ai soci, così come è buona, sempre per i soci, la remunerazione dei conti di deposito. Parlando di prodotti finanziari e di risparmio gestito possiamo citare sicuramente Fondi, Sicav e Certificate, in buona parte esenti da commissioni d’ingresso per i soci.

La percentuale dei rapporti supportati da home banking è elevata, bene anche i nostri prodotti assicurativi e di credito al consumo.

Quali sono gli andamenti della semestrale?

Sono confermati i risultati del piano industriale che ovviamente prevedevano un 2016 con il segno meno; questo perché nelle start-up, per i primi due anni, la perdita è normale. Perdita che era stata, infatti, giustamente prevista sia nel piano industriale prodotto per Banca d’Italia nella fase autorizzativa che nel successivo piano presentato alcuni mesi fa all’organo di vigilanza e all’assemblea dei soci. Va considerato anche il contesto economico generale e l’impatto di una doppia crisi, quella del 2008 e quella più recente su tutto il sistema bancario che ha portato a un mercato finanziario caratterizzato da tassi zero e una marginalità bassissima. La perdita prevista nella semestrale al 30 giugno 2016 è di 765.000 euro, in linea con le previsioni del piano industriale; questo prevede una sensibile diminuzione della perdita nel 2017 e un tendenziale pareggio nel 2018.

Quali sono le prospettive per il 2017?

Auspichiamo che i rapporti con la clientela possano essere superiori ai 2.000, con una raccolta diretta intorno ai 40 milioni, raccolta indiretta di 25 milioni e un obiettivo di impieghi superiore ai 30 milioni.

Questi obiettivi sono possibili in quanto la nostra banca ha una operatività radicata nel territorio con un forte coinvolgimento della comunità locale.

È stata annunciata un’operazione di rafforzamento patrimoniale, ci può fornire i dettagli?

Il piano industriale punta decisamente allo sviluppo della banca; il principio delle «porte aperte», che caratterizza le banche di credito cooperativo, ci consente di ampliare, senza soluzione di continuità, la base sociale e rafforzare quindi il patrimonio. «Porte aperte» nei confronti della base sociale significa favorire l’ingresso di nuovi soci, famiglie e imprese. La nostra banca vuole essere un riferimento per la comunità che vive ed opera nel territorio per coinvolgere un numero sempre maggiore di soggetti nello sviluppo della propria attività. Per l’anno in corso è prevista una crescita del capitale sociale di 1.500.000 di euro. La recente riforma stabilisce la quota massima di sottoscrizione in 100.000 euro. La quota minima da noi consigliata è pari a tre quote da 100 euro ciascuna. Oltre ai soci, cui è consentita la sottoscrizione di multipli di 100 euro, ci rivolgiamo a tutti i cittadini, ma anche a un target istituzionale e qualificato. L’ampliamento della base sociale è la strada da percorrere per far crescere la nostra banca.r.eco.