Archivio

RIFORMA PA

Rivoluzione per i dirigenti: tetti agli incarichi e taglio delle paghe

Decide domani il Consiglio dei Ministri

24 agosto 2016, 23:41

Arriva in Consiglio dei ministri la riforma della dirigenza pubblica, una rivoluzione nelle intenzioni del Governo, con incarichi a tempo, limiti ai rinnovi, collegamento stretto agli obiettivi e progressivo decalage degli stipendi per chi resta senza ufficio. L'appuntamento, dopo il rinvio di due settimane fa, è per il Cdm di domani, in cui grande spazio dovrebbe essere dedicato all’emergenza terremoto. Il testo, che attua la delega Madia, non può infatti più aspettare. Per l’attuazione il tempo scade a giorni, ma alcuni nodi da sciogliere restano, dalla licenziabilità alle garanzie da riconoscere ai super-capi, in ballo ci sarebbero circa 530 posizioni apicali.
Con tutta probabilità le decisioni finali saranno prese proprio domani durante la riunione a palazzo Chigi, posto che si tratta solo del primo esame del decreto. Seguirà l’iter parlamentare per ottenere i pareri di Camera e Senato, nonchè quelli del Consiglio di Stato e della Conferenza Stato Regioni. Quindi c'è margine per correzioni. In rampa di lancio, se ci sarà l’opportunità in un Cdm che si preannuncia denso, anche altri tre decreti targati Madia: il riordino delle Camere di Commercio, la disciplina ad hoc per gli enti di ricerca e lo scorporo del Comitato paralimpico dal Coni.
Il piatto forte sul fronte della P.a. è di certo la riforma della dirigenza, che prevede un tetto alla durata degli incarichi: quattro anni rinnovabili una sola volta per due anni, dietro valutazione positiva. Niente più automatismi quindi, con tutti i dirigenti, 32 mila gli interessati, parte di un ruolo unico. Ognuno chiamato a conquistare l’incarico passando per una selezione, con tre Commissioni a vigilare (una per ogni livello: statale, regionale, locale). Per i direttori generali l’ingresso nel ruolo dovrebbe essere reso più soft, con il riconoscimento di una priorità, una corsia preferenziale, negli interpelli a quanti hanno maturato la prima fascia (con 5 anni di servizio).
Si arricchisce il capitolo sulla valutazione e su tutte le fattispecie che determinano il mancato raggiungimento degli obiettivi (si fa riferimento a rilevazioni esterne, alla differenziazione delle pagelle del personale sottoposto e anche al mancato controllo sulle presenze). Pena la possibile revoca dell’incarico. E in questi casi si decade, se non si riesce a ottenere un nuovo affidamento in un anno. In generale, chi resta senza ufficio riceve per il primo anno una paga base, dopo di che c'è un progressivo decalage, fino alla riduzione 'all’ossò nell’arco del triennio successivo. Per evitare la fuoriuscita si può fare domanda per un posto di fascia più bassa o la stessa amministrazione può assegnare una funzione 'd’ufficiò. Il decreto poi fissa dei paletti per il trattamento accessorio collegato ai risultati (di norma deve costituire almeno il 30% della retribuzione complessiva).
Non finisce qui: nel decreto potrebbe essere inserito, last minute, il provvedimento di proroga del pensionamento dei magistrati che compiono 70 anni.