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AMATRICE

Carabiniere affida bimbo morto all'operatore Cri: "Trattalo bene"

27 agosto 2016, 20:37

Carabiniere affida bimbo morto all'operatore Cri:

«Ero all’obitorio a raccogliere le salme, quando mi si avvicina un giovane carabiniere sporco di polvere con un fagottino bianco in braccio: un bambino morto. Mi fa: "Mi raccomando, trattalo bene". Non dimenticherò mai più nella mia vita questa frase». Luca, Antonio e gli altri della Croce Rossa di Spoltore (Pescara) sono arrivati tra i primi ad Amatrice all’alba di mercoledì e per ore sono stati nella zona rossa, sul fronte sud, quello della chiesa di San Francesco, a fare la spola con le loro ambulanze dalle macerie all’obitorio seguendo il pietoso lavoro dei soccorritori. Il primo giorno hanno trasportato una sessantina di salme.
Raccontano così. «Eravamo vicino a un cumulo di macerie. Un vigile del fuoco mi porge un altro bimbo. Sulla barella dell’ambulanza avevamo la mamma morta. Mi dice: "Per favore, mettili insieme". E’ un’altra pugnalata nel cuore impossibile da dimenticare.
In Corso Roma stavano scavando tra i sassi quando mi si avvicina una donna e mi chiede: Guarda, signore, là sotto c'è mio figlio, sento che è vivo, sente la mia voce, si dà forza, fatemelo chiamare, se mi sente si fa coraggio, si sveglia e si rianima. Non c'era niente da fare invece. Però fatemelo dire - prosegue uno dei crocerossini di Spoltore - in tutta questa tragedia ho visto la solidarietà e la delicatezza dei rapporti umani dell’Italia migliore, nessuna differenza tra le divise, nessuna differenza tra i gradi, tutti fratelli. Vorrei ringraziare quel pilota dell’elisoccorso dei vigili del fuoco che alle 5 del pomeriggio del 24, dopo che non avevamo mai bevuto e mangiato, ci ha dato dell’acqua e un pezzo di pane. Non so dove sia, non ho avuto il tempo di dirgli grazie».
Tre giorni al fronte, poi ieri sera sono tornati a Spoltore. "Li ho visti più stravolti dal dolore che stanchi - ha detto il responsabile Crisi Spoltore, Pierluigi Puglisi, con loro tutto il tempo - Ieri sera però sono crollati, distrutti».
Ne hanno viste di tutti i colori, ma di una cosa sono sicuri: "Sono morti quasi tutti sul colpo - spiegano i soccorritori di Spoltore - per soffocamento e schiacciamento. Con noi avevamo il saturimetro, uno strumento che registra il minimo respiro o il battito, ma non c'era niente da fare per nessuno. Qualcuno si è miracolosamente salvato, ma gli altri sono morti subito. Vorrei anche dire - conclude - che stavolta ho visto l’efficienza da parte dello Stato: all’Aquila la gente vagava smarrita per ore, qui ho visto tutti raccogliersi accanto ai superstiti».