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Terremoto

Il grande cuore delle penne nere parmigiane

28 agosto 2016, 11:01

Il grande cuore delle penne nere parmigiane

Chiara Pozzati

Anziani che vagavano soli. Persi, tra le strade di Uscerno, il paesino a quattro chilometri da Montegallo. Giovani rannicchiati nelle auto. Bimbi, diventati adulti in una notte.

«Appena ci hanno visti si sono allargati i cuori, i loro e i nostri». Si condensa in questa frase la nobiltà delle penne nere parmigiane.

La colonna mobile regionale composta dall'Anaer (Associazione nazionale alpini dell'Emilia Romagna) e dalla Croce Rossa è stata la prima a giungere nel centro dell'Italia squassato dalla terra. Così gli alpini della sezione di Parma dell'Ana hanno teso la mano nelle prime battute di una tragedia che ancora una volta li vede in trincea. In prima fila per gli altri. A guidare i dieci volontari di casa nostra, Enrico Adorni, 58 anni di Trecasali e alpino da sempre. «Alle 6,30 del 24 ci siamo radunati subito a Faenza dove sono custoditi i mezzi e le attrezzature della colonna mobile regionale – riavvolge il filo dell'accaduto il 58enne, che ha prestato i soccorsi in decine di calamità, tra alluvioni e terremoti - . Tra autoarticolarti , fuoristrada, pulmini, abbiamo caricato una trentina di mezzi e alle 19 eravamo già in viaggio».

Una trasferta non certo semplice, con le autostrade intasate e il pensiero che corre al ventre molle dell'Italia che soffre. «Siamo riusciti a raggiungere la provincia di Ascoli Piceno all'una e mezza di notte». Ma, fedeli alla nobile tradizione delle penne nere, «abbiamo fatto tappa a Uscerno, dove abbiamo incontrato i primi sfollati». E proprio lì, incuranti di fatica e stanchezza, i nostri alpini hanno subito allestito un campo tendato. Lì, in quel campetto da calcio su cui crepitava un falò d'emergenza. Mani esperte e cuori immensi, hanno montato una quindicina di tende per chi aveva perso tutto. Il campo con tanto di cucina e impianto luci è stato creato nel più breve tempo possibile. Poi, con la stessa lena, hanno allestito un secondo campo tendato in un campeggio che ha spalancato le porte ai primissimi sfollati. In quei momenti non c'è tempo per la stanchezza «e non serve neppure parlare» svela Adorni che, nonostante l'esperienza, sa che non si addomestica il dolore.

Alle vite spezzate e alle lacrime dei sopravvissuti non ci si abitua mai «ecco perché di fronte ad ogni calamità ci si capisce con uno sguardo, specialmente nei primi momenti concitati è troppo delicato fare domande». Adorni è rientrato giovedì notte, e venerdì mattina era già al lavoro. Lui coordina tutti i volontari di protezione civile dell'Ana di Parma in prima linea: «e attualmente sono giù cinque dei nostri ragazzi di Sala Baganza. Il mio telefono è sempre acceso e stiamo già stilando i turni per i prossimi giorni». A chiudere ci pensa Roberto Cacialli al timone della sezione parmigiana dell'Ana: «Sono fiero del nostro contributo e della proficua e affiatata collaborazione non solo con Croce Rossa, ma anche con tutte le altre realtà impegnate nel soccorso».

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