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Provenza, la Francia raccontata a colori

Tra campi di lavanda, girasoli e aironi rosa questa regione regala una tavolozza unica. Fatta anche di sapori e di suggestioni antiche

di Andrea Del Bue e Margherita Portelli

29 agosto 2016, 13:01

Provenza, la Francia raccontata a colori

E' un rincorrersi di sospiri, la Provenza. Occhi spalancati che si spingono di continuo a cercare l’orizzonte: occhi viola di lavanda, gialli di girasoli, ocra di pietre erose e blu di cielo terso come da noi si vede di rado. Occhi increduli, tra un borgo e l’altro, di fronte al rinnovarsi di una bellezza composta ma incantata: quella dei paesini, ciascuno a suo modo unico, o delle città ricamate di vicoli e piazze, tutte da scoprire e camminare, ma anche da assaporare lentamente, seduti in un bistrot. È l’arcobaleno riflesso sui banchi dei mercati ortofrutticoli, quello che ti porti a casa dopo qualche giorno speso in questa regione da favola, o il suono secco e subito famigliare di una partita di pétanque. È il respiro selvaggio della Camargue, con i suoi fenicotteri rosa e i bianchi cavalli allo stato brado, a cullare il ritorno, o il ricordo di un ultimo bagno fra i calanchi. Questo e tanto altro, perché raccogliere e mettere in fila «cartoline» e suggestioni collezionate lungo il percorso non è impresa semplice. C’è così tanto fascino da gustare che il primo pensiero è quello di fare ritorno, per immergersi di nuovo nell’atmosfera romantica e sofisticata di questo angolo di mondo e lasciarsi andare di nuovo alla scoperta. La Provenza fuori stagione si fa ammirare ancora più volentieri: certo, le distese a perdita d’occhio di lavanda in fiore tra giugno e luglio (in alcune zone anche agosto) sono uno spettacolo da vedere almeno una volta nella vita, ma mille altre sono le magie che questa terra sa regalare, anche sul finire dell’estate, quando l’ingorgo turistico si scioglie e le meraviglie si concedono generose allo sguardo di chi gironzola curioso. Poche ore di automobile e si comincia. Una tappa in Costa Azzurra, per cominciare, può sorprendere. Evitare le mete più famose per spingersi appena oltre, fino a respirare il profumo di Provenza, può essere una scelta indovinata. La spiaggia de l’Estagnol (comune di Bormes-les-Mimosas), nel dipartimento del Var, è una meraviglia di sabbia bianca che si raggiunge macinando qualche chilometro in mezzo ai vigneti; per lucidarsi gli occhi quando cala il sole, poi, conviene fare un salto nell’incantevole borgo di Le Castellet, poco oltre in direzione ovest, nei pressi di Bandol, ed è subito Provenza. Ad Aix en Provence è bene perdersi tra i vicoli, per poi spingersi fino all’atelier di Paul Cézanne, poche centinaia di metri in salita in direzione nord, e concedersi un pic-nic tra le fronde del parco che circonda lo studio incantevole in cui l’artista dipinse moltissimi suoi capolavori. A questo punto perdersi è d’obbligo, fra i borghi da favola di Lourmarin, Bonnieux, Roussilion, Gordes, Saignon: arrivare fino a Sault, arrampicandosi sul mont Ventoux, regala scorci unici. Avignone, la città dei papi, è imponente e austera, quanto contemporanea e, per certi versi, cosmopolita: qui, se nel cuore di una giornata intensa voleste rigenerarvi con una sosta culinaria fuori da ogni circuito turistico, c’è il piccolo Encas de Plaisir: piatti buoni, tutto fatto in casa, dolci indimenticabili, prezzi onesti. Arles è una città atipica: è la porta di ingresso della Camargue, ha struttura e storia romana, profumo di Spagna. L’evento che unisce tutti questi aspetti è la corrida provenzale, non violenta, di cui si può essere spettatori all’interno dell’anfiteatro, che può contenere fino a 20 mila persone. Ma ad Arles sarà bello anche perdersi nelle vecchie vie del centro, in quartieri fatti di panni stesi, sassi romani, fiori curati e pochi turisti. Dopo aver consumato le suole delle scarpe, si può riprendere la macchina per immergersi nella Camargue: un mondo a parte, affascinante, fermo alle sue indelebili tradizioni. Qui non sarà difficile imbattersi nei celeberrimi cavalli bianchi, liberi e selvatici; quelli addestrati si prestano particolarmente per dei tour turistici. Altro animale simbolo della Camargue è il toro nero, che viene servito anche in quasi tutti i ristoranti della zona. Addentrandosi nei tanti stagni, sarà facile vedere anche gli elegantissimi fenicotteri rosa, ma un giro al Parco ornitologico di Pont de Gau garantirà uno spettacolo ravvicinato e memorabile. Marsiglia, sporca, popolare e dannata, o si ama o si odia, ma vale una visita ad hoc, prolungata, non una sosta nel bel mezzo di un itinerario vagabondo. Meglio, nel rientrare in Italia, un’ultima sosta marittima. Magari a La Ciotat, capace di regalare attrazioni non convenzionali. Qui non mancate un giro al Berceau de la Pétanque, il piccolo circolo dove all’inizio del secolo scorso è stato inventato lo sport che i provenzali più amano giocare. Una visita all’Eden, il cinema più vecchio del mondo, vale un tuffo nel passato. Ottantasette scalini a scendere, verso il calanco di Figuerolles, valgono il paradiso.