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Fusione tra Fidenza e Salso Don Felice: «Prima pensiamoci bene»

30 agosto 2016, 11:42

Fusione tra Fidenza e Salso Don Felice: «Prima pensiamoci bene»

L'ipotesi di una fusione tra i comuni di Fidenza e Salso fa ancora discutere. Oggi è il notissimo sacerdote don Felice Castellani, salsese di origine e fidentino di adozione, parroco di San Giuseppe lavoratore, a dire la sua.
«Come salsese di nascita (è l'unico prete diocesano nato a Salso, ndr) e fidentino di adozione da 75 anni, non mi sottraggo all’invito di esprimere il mio parere sul tema che da diverse settimane riempie la stampa locale e le discussioni nei bar. Premetto che non sono esperto né di politica né tantomeno di economia, ma mi appassionano i problemi della gente comune a me vicina. Ho seguito per curiosità i vari interventi sul tema e mi sono fatto una mia opinione», spiega.
«Prima di tutto ci tengo a precisare che ogni tentativo di “gettare ponti e abbattere muri” è sempre una cosa assai buona in ogni campo. Tuttavia ci vuole sempre riflessione e pazienza in queste operazioni delicate che importano conseguenze e rischi a volte pesanti. Nel caso specifico della unione di due comuni, che, vedi caso, sono le due cittadine più popolose della nostra provincia, lascia qualche interrogativo. Abbiamo assistito in questi anni alla fusione di diverse altre realtà meno corpose e ancora non si è ben certi della positività degli effetti. Dunque è forse opportuno, per ora, proseguire ancora su questa strada di accorpamento di tanti altri municipi di dimensioni ben più ridotte, dove è più chiara l’identità ed il risparmio dei servizi ed i rischi molto minori».
Don Felice ha spiegato che Fidenza e Salsomaggiore, che ben conosce e soprattutto ama, sono realtà che, seppur geograficamente vicine, per la nostra provincia (e il sacerdote si chiede: «Ma c’è ancora?» ) sono sociologicamente le più lontane, lui direbbe con una parola grossa, agli antipodi. «Basterebbe conoscerne un poco le origini e la storia, l’economia e l’arte, le usanze e perfino il dialetto… senza considerare il campanilismo sempre vivo e tramandato ai posteri attraverso gli aneddoti ''dell’asino che vola'' (a Fidenza, ndr) e della ''nebbia raccolta nei sacchi di frumento'' (a Salso, ndr)». A parte gli scherzi, se unione vera un giorno potrà farsi, e sarà cosa buona, che io però non potrò vedere…, dovrà essere preceduta da una lunga riflessione e soprattutto da gesti concreti condotti parallelamente e ben accetti dal popolo comune. Memori del fallimento di alcuni recenti tentativi paralleli - nessun dramma, per carità - e coscienti, come alcuni amici esperti in economia politica mi hanno detto, che per molti anni non si vedrà nessuna utilità economica, non dobbiamo avere premura. Insomma, se questo “matrimonio si dovrà fare”, prepariamolo bene perché non ci si abbia a litigare il giorno dopo». S.L.