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mostra

Realismo animato di ironia nei ritratti di John Currin

Sofferenze e vizi dell'umanità raffigurati con distacco filosofico. Ricco percorso espositivo lungo l'orizzonte etico dell'artista americano

di Stefania Provinciali

30 agosto 2016, 17:58

Realismo  animato di ironia nei ritratti  di John Currin

John Currin, tra i più apprezzati artisti contemporanei per i suoi ritratti elegantissimi e le scene anche lascive interpretate con un ironico, impudico realismo, è protagonista al Museo Stefano Bardini di Firenze, fino al 2 ottobre, con «Paintings».

Si tratta della prima personale dell’artista statunitense, nato a Boulder in Colorado, in uno spazio pubblico italiano, che ne mette in luce le caratteristiche quali la conoscenza della storia dell’arte e un gusto sofisticato della composizione figurativa. In mostra sono presenti una serie di dipinti inediti per l’Italia, ritratti familiari (Rachel, sua moglie, i tre figli Francis, Hollis e Flora), ritratti allegorici (Flora, The Penitent, The Lobster), ritratti muliebri (Bent Lady, Anna, Big Hands), nudi femminili (Nude in a convex mirror), scelti dallo stesso artista per aprire un dialogo con le straordinarie raccolte di pittura e scultura del Museo Stefano Bardini, grandissimo antiquario e collezionista fiorentino del XIX secolo. Si ergono le opere affiancate a Madonne donatelliane, bronzetti e porcellane, cornici intagliate, dipinti seicenteschi, sculture lignee medievali.

Esposti anche alcuni disegni, a ben rappresentare la tecnica di Currin, accano alla «sprezzatura» grafica di Tiepolo e Piazzetta, di cui al Museo si conserva una serie assai pregevole di esemplari. L’ artista mostra in questo contesto di aver ridefinito nelle sue opere la lettura della ritrattistica, con ambientazioni mai banali e sottintesi sarcastici, e una scelta dei soggetti che pur ricordano per definizione formale anche la grafica di riviste patinate o pornografiche. Anche la sua satira figurativa, mai urlata, o plateale, mai caricaturale o di cattivo gusto, mostra poi una precisa connotazione. Le sue figure, vestite o atteggiate come comparse di romanzi rosa o come imperturbabili manichini di un centro moda, dallo spirito zelante, svelano segni ed espressioni di inequivocabile alterazione psico-fisica.

L’anatomia sproporzionata, o prospetticamente deformata, l’espressione facciale, alterano l’ideale rappresentazione del corpo o del volto femminile rinascimentale. In questo senso la sua pittura si situa nella scia di Pablo Picasso e di Willem de Kooning piuttosto che su quella di John Singer Sargent o di Edward Hopper. Mai sgradevole, mai disgustoso, e mai scontato, Currin ha affrontato ed affronta anche altri generi e stili scegliendo e alternando temi e registri differenti come la natura morta, l’osceno e il triviale, il lirico e il sentimentale.

La sua abilità si manifesta non solo in ritratti eseguiti con pennellate veloci e sprezzanti come in Frans Hals, ma anche in nature morte eseguite con la perizia calligrafica di un pittore olandese rinascimentale, in tappezzerie e mazzi di rose di una freschezza impressionistica.

La sua pittura di prima, tesa ad una colta e raffinata «volgarizzazione» dell’arte figurativa classica, gli permette di definire una forma di bellezza artistica che si avvantaggia in effetti di una inedita immaginazione o «maniera» figurativa. Quei corpi e quei volti, a volte resi perfino disdicevoli, appaiono belli in virtù della loro trasfigurazione pittorica, attraverso la ricercata volgarizzazione del codice classico, svelando difetti, vizi, pene, idiosincrasie, inscrivendo ogni elemento perturbante, fosse anche la sofferenza, il dolore, l’angoscia, in una superficie pittorica analoga o contraria.

La mostra, curata da Antonella Nesi e Sergio Risaliti, è accompagnata da un catalogo (Forma edizioni) con riproduzioni a colori delle opere di John Currin, saggi critici dei curatori e un’intervista di Angus Cook all’artista. La mostra promossa dal Comune di Firenze, è organizzata dall’associazione Mus.e, in collaborazione con Gagosian Gallery e con il sostegno di Faliero Sarti.