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Porro e Valentini, ancora nessun accordo

01 settembre 2016, 10:08

Porro e Valentini, ancora nessun accordo

Egidio Bandini

Eppure le premesse sembravano essere buone. Invece, la nota vicenda degli hotel Porro e Valentini parrebbe complicarsi – se possibile – ancora di più: il tutto a seguito dell'incontro tenutosi il 30 agosto a Bologna, presso gli uffici dell'Agenzia Regionale Lavoro.

Procediamo con ordine o, meglio, secondo il verbale redatto a margine dell'incontro: «[…] L'azienda (Accentour Ltd, ndr) ha comunicato in data 18 maggio 2016, la volontà di addivenire ad una procedura di mobilità collettiva ex art. 4 e 24 della l. 223/91, per la totalità di tutti i suoi dipendenti in forza, indicando come motivazione, l'impossibilità di continuare a condurre le attività di cui all'affitto corrente di ramo d'azienda; […] In data 1 agosto 2016, l'azienda (Accentour) ha presentato a Terme di Salsomaggiore e Tabiano spa, nonché agli organi della procedura di concordato preventivo, formale richiesta di risoluzione del contratto di corrente affitto d'azienda».

Con queste e altre premesse, Accentour ha chiesto all'Agenzia regionale lavoro l'incontro per definire la procedura di mobilità collettiva richiesta. Conclusione, sempre dal verbale: «le rappresentanze sindacali esprimono contrarietà alla definizione di alcun accordo per la mobilità collettiva dei lavoratori dipendenti dell'azienda (Accentour), evidenziando in particolare (oltre a questioni formali legate alla legge 223/91 ndr.): […] che la procedura da porre in essere in merito ai lavoratori attualmente dipendenti dell'azienda doveva innanzitutto essere quella della retrocessione del ramo d'azienda di cui all'art. 47 della l. 428/1990. Tutto quanto premesso, Uiltucs Uil, congiuntamente alle presenti Rsa, ribadiscono l'impossibilità di conseguire un accordo in merito alla procedura di mobilità in oggetto».

Al di là delle questioni meramente tecniche, emerge il fatto che, ancora una volta, l'accordo salta e, inevitabilmente, i tempi si dilatano.

Scrive Accentour, riguardo la posizione delle parti sociali (Uiltucs Uil): «In buona sostanza, Accentour avrebbe dovuto disporre affinché tutti i suoi dipendenti, non solo quelli interessati per effetto del contratto di affitto di azienda, fossero “retrocessi” a Terme spa in quanto, a loro dire (di Uil, ndr), ne sussisterebbero adeguate ragioni anche e, soprattutto, in ordine al preteso riconoscimento del principio della continuità aziendale in ipotesi della prossima, secondo loro, riapertura degli alberghi. Accentour non può decidere se suoi dipendenti possano o meno avanzare pretese di riassunzione in Terme spa e dunque, dovendo provvedere ai licenziamenti e alla formalizzazione della retrocessione dei 7 ex dipendenti di Terme spa, allo stato ancora iscritti nei suoi libri paga, si è resa disponibile a valutare anche altre opzioni, ivi compreso, il ricorso ad altre procedure ove queste fossero ritenute, da tutte le parti, adottabili e resta perciò in attesa delle determinazioni che in proposito vorrà assumere Terme spa».

Tutto fermo, dunque, esattamente come due, tre o quattro mesi fa. La palla ripassa a Terme spa o, meglio, agli organi di procedura del concordato. Accentour conclude: «Se la procedura di messa in mobilità dovesse essere invalidata per queste ragioni formali si dovrebbe ricominciare da capo». Pare che nei prossimi giorni le parti debbano di nuovo incontrarsi, in sede istituzionale (probabilmente provinciale), per cercare, ancora una volta di comporre, nell'interesse di tutti questa annosa vicenda. E da maggio Porro e Valentini sono chiusi...

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