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Via Venezia

Circondato e aggredito dagli spacciatori

04 settembre 2016, 07:03

Circondato e aggredito dagli spacciatori

Luca Pelagatti

«Cosa volevano da me? Non lo so. Forse quello era il loro modo per convincermi a comprare. Insomma, una specie di tentata vendita. Certo, come metodo non è il massimo».

Andrea («il cognome - dice- preferirei non vederlo sul giornale») racconta la sua notte da dimenticare. E nel farlo prova anche a sorridere. Ma quando poi ripercorre quegli istanti vissuti poco dopo la mezzanotte, all'incrocio tra via Verona e via Venezia, il sorriso si spegne. «Beh, cosa posso farci? E' stato un brutto momento». E non si fatica a crederlo visto che Andrea, commerciante con un negozio in centro, di punto in bianco si è trovato circondato. Lui era da solo, gli altri in tre. E certamente non volevano solo fare due chiacchiere.

«Era passata mezzanotte e ho accompagnato a casa un amico che abita nella zona di via Verona. Lui è salito e io ho ripreso a pedalare verso via Trieste quando me li sono visti davanti». Tre stranieri, con la pelle scura, due in bicicletta e uno a piedi, piazzati a presidiare il marciapiede di via Venezia. E a pensare che fossero pusher in attesa di clienti vista la zona, l'orario e l'atteggiamento probabilmente non si fa peccato.

«Nel passare loro a fianco ho incespicato nel cordolo, ho sbandato con la bici. Forse quel movimento lo hanno male interpretato, forse hanno pensato che mi stessi dirigendo verso di loro». Forse. Ma la sola cosa sicura è che quei tre che fino a quel momento parevano piazzati sul marciapiedi, immobili come statue, erano invece attenti e pronti a scattare. E lo hanno dimostrato di colpo.

«Sono partiti insieme: uno in bici mi ha superato, l'altro mi ha affiancato e il terzo, quello a piedi, si è attaccato, da dietro, al portapacchi della mia bicicletta». Ed è facile immaginare quale possa essere stata la reazione.

«Non sapevo cosa fare, mi sono messo a gridare di lasciarmi stare, di andare via». Ma se quella era, come dice Andrea, una tentata vendita non sono bastate le urla a fare comprendere che il cliente non era interessato.

«Mentre urlavo con la coda dell'occhio ho visto una famiglia sul marciapiede di fronte che guardava attonita quello che stava accadendo. Ma anche loro cosa avrebbero potuto fare?»

Ben poco, viene da dire. Così Andrea ha deciso di reagire. E provare a liberarsi da quella scorta non desiderata. «Ho frenato di colpo, mi sono fermato e sono saltato giù dalla bici per affrontarli. Non so cosa avrei potuto fare ma sono stato fortunato. E quei tre si sono fermati. e sono corsi via».

Così, come era iniziato è finito. Tutto è durato una manciata di secondi ma riviverli anche solo per raccontarli fa venire il batticuore. «Sono salito in bici e sono corso a casa. Solo una volta arrivato mi sono rassicurato», spiega. E adesso, ovvero il giorno dopo, con la luce del sole e la gente che gira per i negozi tutto sembra lontano e molto meno spaventoso. «Ma davvero non è stata una esperienza facile. Anche perché io comunque sono un uomo, giovane, in grado di reagire. Ma se fossi stato una donna da sola come sarebbe finito?». No, inutile fare ipotesi che spaventano. Ma Andrea insiste: «Perché qui non si tratta di essere catastrofisti, di lanciare l'allarme. Questa è la situazione reale in quella zona. La moglie del mio amico, quella che ho accompagnato a casa in bici proprio in via Verona, lo può confermare. Di recente è stata seguita fino nel cortile da altri spacciatori mentre rientrava a casa. Insomma, non è un caso isolato».

Gli abitanti lo sanno bene e ora anche Andrea ha imparato la lezione. «La situazione è pesante. Io sono qui a raccontarlo tranquillamente. Ma è stato un brutto momento. Brutto davvero».