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Il racconto della domenica

Il pavone nell'aia e nel sole

di Marta Silvi Bergamaschi

04 settembre 2016, 17:21

Il pavone nell'aia e nel sole

L’aia era immersa nell’ultimo sole estivo, raggi appassiti vagavano tra gli animali silenti, quasi sentissero che fra non molto la luce sarebbe cambiata, le uscite festose sull’aia si sarebbero diradate e le belle foglie degli alberi colorate di rosso, di giallo sarebbero cadute una a una. Fine. Era la legge della natura dolce e severa, che nessuno poteva modificare. Le galline, le oche, le faraone, i gatti e i cani si guardavano persuasi. Raspavano tra la sabbia e beccavano granelli di frumento e altre banali cosette caduti per errore dal cesto della padrona. «E così - disse con la sua bella voce pacata l’Oca U - l’uomo non può cambiare il ritmo delle stagioni: deve ubbidire perché il corso dei giorni non si modifica. Del resto anche l’autunno e l’inverno posseggono momenti preziosi: basta saperli riconoscere». Improvvisamente s’udì lo squillo della Faraona Fa e fu davvero un grido di giovincella emozionata: «Guardate chi arriva dall’ingresso principale di casa nostra». Entrava infatti un grande, splendido uccello lungo quasi due metri: la testa, il collo e la parte alta del petto erano azzurri con riflessi metallici e dorati, le ali bianche striate di nero. Un’armonia di colori che fece uscire dalle gole degli abitanti dell’aia un “oh” di stupore. «E’ un Pavone - esclamò l’Oca U -. E’ eccezionale che un Pavone giri solo per il mondo. In genere i Romani lo allevavano per abbellire parchi e giardini. E pure a volte lo mangiavano (molto raramente). Pare sia ottima la sua carne». Il Pavone si guardava intorno curioso. Disse: «Vi saluto amiche e amici. Sono un Pavone dal latino Pavo». «Che cosa significa» chiese il Pulcino No. «Significa ciò che ho detto» rispose il Pavone. «Attento No, il Pavone è generalmente considerato il simbolo della vanità». «Oh» sussurrò No, senza avere ancora capito nulla. «E’ un gallinaceo» disse l’Oca U, semplicemente come tua madre. «Chi è che predica che siamo tutti uguali, tutti fratelli» brontolò il gatto. No questa volta capì. «Un bimbo lo ha detto, povero e grande come un platano: il figlio di Dio, Gesù, che morì per noi, perché tutti si amino come fratelli». «Bravo - rispose compiaciuta e ridente l’Oca U - bravo veramente. Sono commossa, mio carissimo No». Il Pavone rideva: «Tutte illusioni. Ognuno deve badare a se stesso, compiacersi di se stesso e piacere agli altri (e tra i denti: magari per meglio imbrogliarli). Qui, per esempio esiste molta confusione. Io pretenderei subito delle regole».
«Ci sono, intervenne il Gallo B Sapiente, sono state lungamente pensate da un gruppo di gallinacei e palmipedi dotti e precisi. Sono riunite in un libretto prezioso che si chiama “Costituzione”, cioè il complesso delle norme che definiscono lo Stato e stabiliscono i diritti e i doveri di tutti noi». «Ancora illusioni, rispose ridendo il Pavone. Le Costituzioni sono creazioni effimere: parole, parole che a volte qualcuno vuole cambiare. Faccia ognuno ciò che crede, con libertà. Voi, cari amici, dovete sgomberare la testa da idee assurde». «Sei un parolaio mio caro Pavone». «Certo, io pronuncio parole, voi non dite nulla di certo e di logico». La dolce Oca U intervenne e la sua voce pacata fece ammutolire il Pavone: «Tu scusa, non hai ancora detto come ti chiami. Io sono un’oca, ma il mio nome è U». «Io mi chiamo Pavo, Pavone s’intende: dal latino. Pavo-pavonis». «E te ne compiaci, vero?». «Certo» rispose il Pavone. «Un nome vale l’altro: occorre…». «Occorre?» chiese il Pavone. «Ci sarebbero troppe cose da dire, rispose l’Oca U, ricorda ciò che ha detto il Pulcino No. E’ importante: soprattutto per te. Sei bello, mio caro, ma non sei sereno». . «Il Pulcino No ha parlato di un bimbo che venne sulla terra per insegnarci qualcosa» . «Qualcosa di molto importante che troppi dimenticano. Vai Pavone. Diventa amico del Pulcino No. Noi ti accogliamo con amore. Capirai tante cose. Anche la Costituzione dell’aia. Questa è un’aia sana e unita. Vai». Il Pavone andò. S’udì parlare a lungo. Nessuno seppe mai che cosa si dissero No e il Pavone. Il Pavone si fermò nell’aia. «Se volete» disse. «Certo» risposero tutti quanti gli animali dell’aia. Il Pavone si pavoneggiava, è vero, ma era nella sua natura. Lo avevano accettato con affettuosa tolleranza.