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Sani, morto nel 2015: «Guido, un magone lungo un anno»

04 settembre 2016, 17:18

Sani, morto nel 2015: «Guido, un magone lungo un anno»

Il 3 settembre di un anno fa è scomparso Guido Sani, storica figura di sportivo nonché prezioso collaboratore della Gazzetta di Parma. Una persona bella, che manca molto a tanti di noi qui al giornale. Una messa a suffragio sarà celebrata questa sera alle 18,30 nella chiesa dello Spirito Santo. Il suo amico, e nostro collega, Paolo Grossi, ricorda così Guido.

Scusa il ritardo Guido. Solo adesso scrivo due righe sul giornale: avrei dovuto farlo un anno fa, quando te ne sei andato da un letto dell'Hospice alle Piccole Figlie. Avrei dovuto perché il giorno in cui abbiamo festeggiato i tuoi 80 anni, era il 2013, parlando della tua morte come spesso ci capitava, scherzavamo su chi avrebbe dovuto scrivere il «coccodrillo» sulla Gazzetta. Io suggerivo Sergio, e ti avevo promesso un ricordo da parte dei tuoi vari «nemici», quei parmigiani che, per un motivo o un altro, non ti erano simpatici. Tu però senza dire niente, picchiettando sornione con l'indice nell'aria, avevi indicato me. Ma un anno fa il mio magone era troppo grosso, e così hanno splendidamente scritto di te amici e colleghi più bravi. Non potevi cascare meglio.
In compenso non sono neanche riuscito a mantenere un'altra promessa: non mi sono fatto dare il tuo braccio di legno per farci il portafiori della lapide. Ho lasciato che te lo portassi via nella cassa, perché un conto è scherzare sulla morte quando si sta bene (e tu nelle nostre continue burle sguazzavi, contento che ci divertissimo), un altro è quando arriva davvero. Quello lo facevano in Amici Miei, ma è cinema, e io non sono granché come attore.
Però quel braccio lo ricorderò sempre, ad esempio appoggiato sulla cappelliera negli spogliatoi dove facevamo la doccia dopo gli allenamenti delle nostre squadrette. Dove vedevo la tue gambe segnate dalla bomba che ti ha portato via il braccio vero a dodici anni e ti ha lasciato vivo per miracolo. Già, perché era stata una bomba e non, come avevi raccontato ai miei figli piccoli, spaventandoli anche un po', un pescecane nell'Oceano Indiano dopo che il tuo aereo era stato abbattuto in chissà quale guerra.
Se adesso butto giù queste righe è per ricordarti anche a qualcuno che ti ha meno in mente di me, perché ricordare te vuol dire riconoscere che si può fare e amare lo sport con una passione pura e disinteressata. Correre, far correre i ragazzi o raccontare sul giornale e in tv le loro gare, per te è stato un tutt'uno. Amavi gli sport «poveri» ma anche il calcio, che guardavi sempre con l'occhio dell'atleta e sull'atleta. Eri sempre sui campi, sulle piste, nelle scuole, indifferente al meteo, ai compensi, alle firme. Lo sport nel cuore e una parola per tutti.
Non ti dico di aspettarmi lassù, Guido, per due motivi: primo, non ho fretta di raggiungerti, secondo non credo nell'aldilà e quindi non ci vedremo più. Però mi hai lasciato quaggiù un bagaglio straripante di ricordi: tanti, ma tanti sportivi di Parma ne avranno uno simile, magari meno pieno del mio, ma sempre ricco della tua umanità. Quanto a me, mi basta aprirlo, e lo faccio spesso, per sorridere, o ridere di gusto come quando c'eri ancora. O, da un anno in qua, inumidirmi gli occhi.
Ecco fatto. Puoi abbassare il dito. Sei in pace, e adesso anch'io.
Paolo